Significante e significato

6 aprile 2008, domenica -- permalink

Qualche giorno fa un mio caro amico mi ha scritto una mail che, a stralci, recita più o meno così:
Lo so che per Pasqua sono sparito, ma in realtà avevo bisogno di tranquillità per ricaricare le batterie. [...] Non sono molto socievole, negli ultimi tempi. Spero invece che tu ti sia un minimo ripresa. Ti chiamo oggi, se hai voglia. Fammi sapere. Un bacione.
Mi ha fatto sorridere dare un occhio ai link “contestuali” che Gmail mostra alla destra delle mail e trovarli così vicini al significante delle parole e così sideralmente distanti dal loro significato:

  1. Batterie elettriche (”avevo bisogno di tranquillità per ricaricare le batterie”)
  2. Rilevazione presenze? (”lo so che per pasqua sono sparito”)
  3. Cerco amore sincero (”ti chiamo…un bacione”)

Le infinite forme della vita

2 marzo 2008, domenica -- permalink

Mentre guardavo il mio cane sdraiato a prendere il sole nel prato di casa mia ho pensato a quanta vita abbiamo attorno, e a quante infinite forme abbia la vita.

Into the Wild

23 febbraio 2008, sabato -- permalink

Locandina di Into The WildInto the Wild, scritto e diretto da Sean Penn, 2007, arrivato qualche giorno fa in Italia.

E’ la storia di un ragazzo colto e ricco in fuga dalla società che è violenza, vagabondando sulla strada alla ricerca della verità e in direzione Alaska, laddove l’uomo è un tutt’uno con la natura. Cristopher è in fuga da un se stesso per il quale è pronto un destino rilucente, ma falso, in fuga da due genitori in cui vede incarnate la violenza e la menzogna.

In giro per l’America senza soldi, se non quelli che gli servono per sopravvivere, Christopher, che rinasce alla sua nuova vita come Alexander “Supertramp” (supervagabondo), fa sulla propria strada incontri che gli parlano di un altro modo di essere società, e che gli parlano della felicità che le persone possono darsi, ma che non lo fermano nell’andare in un luogo in cui poter far vivere liberamente e sinceramente il proprio io.

Alexander arriva in Alaska, trova un rifugio di fortuna nelle terre selvagge (il “Bus magico”, una carcassa di pullmino abbandonata sulla riva di un fiume), e lì si stabilisce, unici compagni i grandi autori della letteratura mondiale e la natura…finché non sente l’urgenza interiore di tornare là da dove è partito.

E’ forse questo il momento più toccante del film: nel momento in cui Alexander vuole allontanarsi dalle terre selvagge un fiume in piena per il disgelo primaverile gli impedisce di riprendere la propria strada, e si ritrova paradossalmente costretto nella propria scelta di libertà, non libero e felice, ma, semplicemente, solo, nella natura nella quale Dio ha distribuito felicità a piene mani…

“Happiness is only real when shared“.

Ovvero dell’importanza dell’altro, di un compagno con cui condividere il sentiero; e dell’importanza della parola, che è il tramite con l’altro.

Se vogliamo, della potenza e del calore di una “libertà per” di contro ad una “libertà da“.

E di contro ad una “libertà di“: “When you want something in life, you just gotta reach out and grab it”, prospettiva che ha un qualche – illusorio – fondamento solo per colui il quale è solo al mondo.

The Kingdom

21 febbraio 2008, giovedì -- permalink

Guardavo stasera l’ultima puntata della prima parte di The Kingdom, una mini-serie televisiva diretta nel 1994 da Lars von Trier, che parla del Regno, un ospedale danese, e dei suoi ospiti, medici e pazienti, vivi e morti.

Mi ha colpito molto la frase che dice la dottoressa che cerca di far abortire Judith, mentre il mostruoso fratellino di Mary sta venendo alla luce squarciando la pancia della sua mamma: “Non posso (ucciderlo): dentro l’utero è aborto, fuori è omicidio“.

Notevole sintesi di un nodo etico ancora tutto da risolvere.

Definiscimi “empatia”

21 febbraio 2008, giovedì -- permalink

Se io vengo lì, e ti dico che sto male, e tu mi dici che ti dispiace tanto, ma tu stai bene…non so come dirtelo, ma fossi in te smetterei di ritenermi una persona “empatica”.

Yahoo Answers

7 febbraio 2008, giovedì -- permalink

Yahoo Answers è un posto piuttosto fastidiosetto, frequentato perlopiù da persone che non hanno voglia di cercare in Internet le risposte alle loro domande (che non hanno voglia di cercare nemmeno tra le domande già fatte su Answers stesso…), perlopiù da persone che rispondono approssimativamente per guadagnare punti, e perlopiù da persone che vogliono creare uno spazio di visibilità per le proprie attività…

In un forum nessuno si filerebbe domande che cominciano con: “X favore!!!!!!!!!?”, “aiutatemi!!!!?”, “informazione?”…

The Birthday Month Personality Meme

28 gennaio 2008, lunedì -- permalink

La mia amica Viviana mi ha passato questo giochino (mannaggia Viviana…sai che non sopporto le catene…): qualcuno (rimasto fermo al Medio Evo?) ha pensato di stilare una serie di caratteristiche che appartengono alle persone nate in un dato mese.

Il giochino consiste nel sottolineare/commentare le caratteristiche che ti appartengono, prendendole dall’elenco di quelle associate al tuo mese di nascita.

Queste quelle più interessanti tra le caratteristiche di Luglio, che è quando son nata io:

Fun to be with – Bon, dipende da quanto sono a mio agio con te, e da quanto mi stai simpatico. In generale, tuttavia, se con te non mi sento a mio agio e non mi stai simpatico non vengo neanche a cercarti, a meno di non essere costretta a farlo.

Difficult to fathom and to be understood – Non direi. Anzi, chi impara a conoscermi anche solo un pochino capisce cosa mi passa per la testa guardandomi la faccia (o le mani).

Easily consoled – Solo col tempo, le parole non servono a nulla, soprattutto se non sono io ad andare a cercare consolazione.

Honest – Provo soprattutto a essere onesta con me stessa, e poi anche con chi mi sta attorno, dal collega, all’amico, allo Stato, all’umanità, al mondo universo.

Concerned about people’s feelings – Sì, soprattutto quando in potenza c’è una ferita, e quando potrei essere io a causarla.

Tactful – Pffff….ah ah ah!

Friendly and Approachable – Non credo in effetti di incutere timore, né di puzzare…ma non si può mai dire.

Emotional temperamental and unpredictable – Brucio come la paglia quando mi salta la mosca al naso, tuttavia è facilmente prevedibile il momento in cui mi può saltare la mosca al naso.

Moody and easily hurt – Diciamo che basta poco per buttarmi giù e poco per tirarmi su.

Not revengeful – Assolutamente no, non ne vale la pena. Nella grande ruota dei giorni sarà il tempo stesso a mettere a posto le cose.
Dislikes nonsensical and unnecessary things – Per il nonsense…dipende: i Monty Python li adoro. L’inutile in effetti non lo sopporto. In particolare detesto i soprammobili.

Guides others physically and mentally – Uh sì in effetti sono un leader nato (questa da dove l’han tirata fuori? Da luglio –> leone –> re della foresta?)

Caring and loving – Non so, mi son sempre sentita molto più amata che amante.

Treats others equally – E perché dovrei? Non sono un giudice, né un insegnante.

Judges people through observations – L’osservazione spesso, e in questo forse sono in errore, ma non posso fare diversamente, dura il tempo di qualche parola e qualche gesto. In generale il giudizio fiorito nel mio cervello dopo breve osservazione è anche azzeccato. Soprattutto intuisco al volo di chi non fidarmi.

Hardworking and no difficulties in studying – Tutto vero.

Loves to be alone – Sì mi piace anche stare sola, non sempre, certo. Di sicuro stare sola mi piace molto di più che stare in gruppo (intendesi “gruppo”: insieme di più di tre persone che si riuniscono attorno a qualcosa che non sia lavoro).

Always broods about the past and the old friends – Direi di no. Direi che quasi non ho memoria della mia vita passata. Direi che è stupefacente quanto abbia rimosso della mia vita passata.

Not aggressive unless provoked – Ma, se provocata, decisamente aggressiva.

Loves to be loved – Di grazia, chi non ama essere amato?

Easily hurt but takes long to recover – Nel senso che le cose me le lego al dito? Può darsi, ma è vero che dura anche poco, per i già nominati gravi problemi di memoria.

E la catena finisce qui, a meno che qualcuno non voglia portarla avanti per i fatti suoi. Nel qual caso le istruzioni son qui.

Aguirre, furore di Dio

27 gennaio 2008, domenica -- permalink

Locandina del film Nel 1560 una spedizione di conquistadores spagnoli attraversa via terra e poi via fiume la Foresta Amazzonica all’inseguimento del mito di El Dorado.

Capo della spedizione è, in ultima istanza, Lope de Aguirre (Klaus Kinski, una delle facce più espressive della galassia, probabilmente) soldato senza scrupoli, né morale, ossessionato dal potere, dalla ricchezza, megalomane preda di un delirio di onnipotenza che porterà alla distruzione tutti coloro che sono al suo seguito.

Sulla storia di per sé…questo è tutto quello che c’è da dire.
La fine della vicenda è annunciata, in stile propriamente “tragico”, fin dalla prima scena del film, nella quale si vede una carovana di soldati spagnoli (bardati di tutto punto) e di indios che trasportano vettovaglie, armi (compresi cannoni, cavalli, maiali, galline in gabbia) e due gentili signorine in portantina, scendere con qualche difficoltà dalla Cordigliera delle Ande, per raggiungere la Foresta Amazzonica.

Il film è lento, pieno di silenzi, surreale, ma allo stesso tempo estremamente reale, grazie alla macchina da presa di Werner Herzog, che entra nelle scene anziché ripenderle, e si muove con gli attori e con la foresta. Alle scene di movimento si alternano scene assolutamente statiche, dove, programmaticamente, non succede nulla, e il regista non fa che comporre un quadro.

Talvolta sembra che Herzog, più che dirigere il film, sia spettatore della potenza inarrestabile della foresta, e noi lo diventiamo con lui. Splendide, per me, le scene in cui è proprio la natura la protagonista, e l’occhio di Herzog è quello di un documentarista: il monte a strapiombo sommerso dalle nubi, nella prima scena, il fiume marrone che scorre violentissimo e incessante, cui Herzog dedica un’inquadratura ipnotica di qualche secondo, sempre il fiume con i gorghi e la sua vita assolutamente incurante dell’uomo, i sentieri che diventano acquitrini, il piccolo bradipo che passa la vita dormendo…

Il fascino assoluto di tutto questo credo dipenda anche da come questo mondo è stato fissato sulla pellicola: per davvero attori e regista si sono fatti inghiottire dalla Foresta Amazzonica, veramente le zattere hanno solcato il fiume limaccioso, si sono rotte, sono rimaste preda dei gorghi, e sono state rubate ai protagonisti della vicenda nella notte da una piena improvvisa, veramente Herzog è salito sulle zattere con attori ed operatori, la fatica di trasportare cianfrusaglie armi e bagagli attraversando acquitrini che ti sommergono fino alle ascelle è reale…

Memorabili anche i passaggi che mettono a nudo, e in ridicolo, i meccanismi del potere.
Un nobile ciccione ed inetto è nominato da Aguirre re fantoccio dell’immaginario impero di El Dorado; il nobile entrato nella parte comincia a rivendicare privilegi assurdi in una situazione di emergenza costante e di carestia, che è quella in cui si trova la spedizione, redige documenti ufficiali, indice anche un processo. Verrà ucciso dai “suoi”.
Il frate che accompagna la spedizione con lo scopo di evangelizzare i selvaggi di El Dorado rinnega qualsiasi idea di equità, carità, pietà perché “la chiesa deve stare sempre con il più forte”: durante il processo di cui sopra si presta a fare da giudice ingiusto che emette sentenza di condanna a morte, fa uccidere due indios che rimangono indifferenti di fronte alla visione della Bibbia, un oggetto che, portato all’orecchio, “non parla”.

E bellissima l’ultima scena in cui Aguirre, circondato dalla morte che ha preso sua figlia, i soldati, e gli ultimi schiavi rimasti, resta ritto col suo corpo deforme sulla zattera che sta colando a picco e non cessa di fare propositi di conquista.
Tutt’attorno il suono che si sente è quello delle centinaia di scimmiette che stanno giocosamente colonizzando la zattera. L’uomo non ha conquistato El Dorado. La foresta ha inghiottito l’uomo che l’ha sfidata, e sembra farsi beffe di lui.

Capodanno

31 dicembre 2007, lunedì -- permalink

Se la notte di passaggio all’anno nuovo potessi gestirmela come dico io la passerei a letto, con un po’ di musica nelle orecchie.

The Village

31 dicembre 2007, lunedì -- permalink

the-village.jpgUomini e donne amareggiati dalla violenza dell’ambiente urbano (tutti hanno avuto una morte violenta in famiglia a causa della “città”) si isolano dal mondo rifugiandosi in un bosco, dove costruiscono un villaggio dal quale sono banditi i soldi e tutto ciò che può scatenare istinti malvagi.

Dall’esigenza di impedire che i propri figli, curiosi per natura, abbiano desiderio di attraversare il bosco, vedere cosa c’è al di là e sentire il richiamo della città nasce un complesso sistema di tabu, e un villaggio fondato sulla speranza di costruire una vita migliore diventa una prigione nella quale le persone sono tenute “volontariamente” attraverso una religione fatta di paura, menzogna e divieti.

Il bosco è abitato da “creature” che non vogliono essere disturbate, pena la morte. Per rafforzare la credenza in queste creature sanguinarie periodicamente gli anziani si mascherano con un costume spaventoso (mantello rosso, volto da cinghiale, aculei di porcospino sulla schiena) e attraversano il villaggio lasciando segni di avvertimento (animali scuoiati, pennelate di sangue sulle porte). Queste visite periodiche servono anche ad annientare qualsiasi dubbio sull’esistenza e la ferocia delle creature.

C’è un sistema di sorveglianza dei confini col bosco: la sentinella che vede passare una creatura deve dare l’allarme con una campana, e tutta la popolazione deve rifugiarsi nelle cantine delle case aspettando che le creature siano passate. Il fatto che i confini vanno sorvegliati significa che il pericolo è costante, e che bisogna sempre comportarsi come si deve, per impedire che la minaccia latente si scateni. (continua…)