La passione di Raffaella per Stefano Benni

7 febbraio 2009, sabato -- permalink

Stasera niente film, basta Internet: spengo tutto, mi metto comoda sul divano e attacco a leggere Spiriti, di Benni, dopo aver divorato Saltatempo.

Mi piace l’uso generoso che Benni fa della lingua italiana, il modo in cui gioca leggero con le parole, attraversando più registri nella stessa pagina, mischiando termini ricercati a parolacce, a parole inventate di sana pianta, e sempre così evocative.

Mi piacciono le allusioni pungenti alla politica contempoanea – in Saltatempo la televisione è “il balcone da cui parlano i beniti dei nostri tempi.

Mi piacciono le sue creature e i loro mondi in cui sogno e realtà vanno a braccetto.

E stasera scopro per caso che la comunità dei lettori appassionati ha creato per Benni addirittura un’enciclopedia online, la Bennilogia!

SEO Bible – Jerri L. Ledford

8 agosto 2008, venerdì -- permalink

Lettura conclusa qualche tempo fa, non che dica qualcosa di particolarmente illuminante se alla SEO ci si fa attenzione da un po’, ma raccolgo qui gli appunti presi, a mo’ di bigino.

L’appunto generale è:
Don’t design your website for SEO. Build it for users, with SEO as an added strategy for gaining exposure. Always keep the user in mind, first.

(continua…)

Il mondo nuovo – Aldous Huxley

20 luglio 2007, venerdì -- permalink

Il mondo nuovo data 1932.

Qui si racconta di una società totalitaria in cui la vita delle persone è completamente pianificata nel nome del progresso e della stabilità, dalla venuta al mondo all’evento della morte, e in cui emozione e sentimento sono sacrificati in cambio del mero benessere fisico.

Un mondo suddiviso in caste geneticamente determinate (si nasce solo in vitro) e condizionate (Pavlov) ad avere certi pensieri e e certi modi di vita, in cui “l’individuo” non esiste: le parole chiave dell’etica del mondo nuovo sono appartenenza, condivisione, vita di gruppo, pensiero di gruppo, lavoro di squadra.

Sono azzerati i desideri, perché tutto ciò che potrebbe stimolare la passione del desiderio è a portata si mano, senza la frustrazione dell’attesa o del rifiuto: i bambini sono invitati ad esercitarsi in giochi sessuali, donne e uomini non hanno rapporti esclusivi, ma promiscui. Dove non sono azzerati, i desideri sono incanalati: uomini e donne vengono condizionati, a seconda della casta d’appartenenza, a desiderare determinati oggetti e attività, funzionali al fiorire dell’economia.

Sono ugualmente azzerate o preconfezionate le emozioni: esistono luoghi dove vengono performati spettacoli o organizzati incontri che hanno lo scopo di far vivere in modo controllato un’emozione, e liberarne i partecipanti. Sono annullati gli affetti familiari: il rapporto madre-figlio è superato dalla generazione in vitro dei bambini, e per una donna rimanere incinta è vergogna e causa di espulsione dalla società; non esiste il matrimonio, è proibito avere un partner solo.

Il dolore e la sofferenza non esistono: non è necessario fare i conti con la sofferenza, la tristezza, la stanchezza, la depressione, perché lo stato fornisce a tutti una droga studiata per far “stare bene” senza le ripercussioni negative del “dopo”, non esistono le malattie, il corpo è programmato per non invecchiare.

Non sono incoraggiate la conoscenza, la sperimentazione, la scoperta. Non esistono libri di letteratura, filosofia…solo manuali tecnici. E’ cancellata la storia.

Nel nuovo mondo così civilizzato irrompe un selvaggio, un ragazzo proveniente dalla riserva in cui gli uomini vanno avanti a vivere come viviamo noi ora, che ama sua madre e conosce Shakespeare. Sembra che tutto cambi nel confronto con “l’Altro”, ma nulla cambia.

Una lettura inquietante…e attuale.

La parte abitata della Rete, Sergio Maistrello

20 maggio 2007, domenica -- permalink

Nella parte italiana della Rete si è parlato veramente tanto di questo libro (e qui mi piacerebbe poter mettere un’ancora con più di una destinazione…ma, visto che non posso farlo, linkerò alla scheda del libro): preso e letto d’un fiato, perché è il discorso è veramente chiaro e piacevole – oltre ad esprimersi in una mole di pagine più ridotta rispetto a, che so, L’uomo senza qualità.

E’ davvero, come lo definisce Sergio stesso, una guida turistica della “parte abitata” della Rete: se ci vivi già non ti dice sostanzialmente nulla che tu non sappia, ma ti fa porre l’attenzione su ciò che, del luogo, è davvero degno di nota; se ancora non ci vivi, ma ci vuoi fare un giro, ti mette in mano una bussola e le istruzioni per l’uso.

Riporto parte del testo in quarta di copertina:

Più che un manuale o un saggio, questa è una guida turistica: racconta di una parte di Internet che cresce in fretta e sta facendo parlare molto di sé. Nasce con i blog, i wiki, il podcasting e i social network: un numero esplosivo di persone sta utilizzando gli strumenti più maturi di Internet per esprimere punti di vista e per condividere competenze, dando vita a nuove forme di opinione pubblica e a sistemi innovativi di mediazione tra le diverse visioni del mondo. [...] Il libro prende avvio dalla geografia di questo mondo digitale ed esamina gli strumenti con cui se ne acquisisce la residenza, per poi approfondire i processi che determinano i comportamenti online, i meccanismi della collaborazione e il modo in cui si misurano i benefici individuali e collettivi.

Mi è interessato molto il capitolo sulla ridefinizione dell’idea di guadagno: la sfida che la parte abitata della Rete costituisce per le aziende è quella di partecipare al mercato che è conversazione, ma quanto è davvero libera un’azienda di conversare? E chi si occupa di ascoltare le conversazioni e rispondere?

Utilissime la bibliografia e le appendici, che spiegano passo passo come aprire un blog, creare un podcast, aprire un wiki, usare un aggregatore, orientarsi tra i social network.

Sergio fa “il punto della situazione”; sarà bello tornare tra qualche anno a leggerlo e vedere come eravamo, e dove siamo arrivati – o non siamo arrivati – partendo dalle fondamenta in costruzione ora.

Ambient Findability – Peter Morville

20 maggio 2007, domenica -- permalink

What We Find Changes Who We Become

Peter Morville, autore con Lou Rosenfeld di un testo di una certa importanza, Information Architecture for the World Wide Web, ha pubblicato nel 2005 per O’Reilly Ambient Findability, che traccia uno scenario di come le persone possano trovare ciò che cercano e di come gli oggetti della ricerca possano farsi trovare in un contesto di Information Overload come quello in cui viviamo.

In breve, molto in breve…

La Findability è una disciplina che non riguarda tanto “il computer”, quanto le interazioni complesse tra gli uomini e le informazioni: riguarda in prima istanza le parole in quanto tali, con le quali costruiamo i mondi elettronici in cui dobbiamo anche saperci spostare, e le parole come etichette, metadata, link e parole chiave, che servono (dovrebbero servirci, perché l’Information Retrieval non è una scienza esatta) a guidarci alla meta.

Dal punto di vista di chi produce informazione e vuole far trovare ciò che comunica la Findability è una disciplina complessa che ne coinvolge parecchie altre: l’usabilità, il design e l’architettura dell’informazione, la progettazione delle interfacce, il marketing, il copywriting, la SEO.

Dal punto di vista di chi sta cercando qualcosa la Findability è una disciplina che riguarda tutti noi che viviamo nell’Information Overload: la moltiplicazione delle possibilità di accesso alle informazioni comporta una ridefinizione dell’autorità, del modo in cui riponiamo la nostra fiducia ed apprendiamo, ed implica per tutti il dovere di imparare a prendere decisioni informate.

Complesso il tema, complesso il testo, del quale ancora non è uscita l’edizione italiana.

Animal Farm – George Orwell

14 gennaio 2007, domenica -- permalink

I grandi libri parlano a qualsiasi epoca. In un momento in cui da alcune parti del mondo (Russia, Cina…Italia, forse) vengono preoccupanti segnali riguardo alla libertà di parola e al diritto all’informazione questo libro, pur così collocato nel suo tempo (è un’allegoria del totalitarismo sovietico di Stalin), ha tanto da dire anche oggi sul potere della parola.

Nella vicenda degli animali della fattoria c’è l’importanza di avere un codice condiviso per comunicare e l’importanza di conoscerlo per comprendere realmente quello che succede (alfabetizzazione).

C’è la parola come strumento di democrazia: la società degli animali comincia a costituirsi attorno a riunioni collettive in cui si decide insieme cosa fare e si discute. La dittatura ha inzio quando Napoleon, uno dei due maiali a capo della comunità, non tollera il disaccordo di Snowball, l’altro maiale-leader, e lo zittisce perseguitandolo.

Alla cacciata di Snowball segue una damnatio memoriae ad opera dei gorvernanti e la revisione della storia della comunità. Gli altri animali non avendo una parola scritta che tenga memoria del passato non riescono a ricordare davvero cosa sia successo e a fare un confronto tra le condizioni dopo e prima della rivoluzione contro gli uomini. Gli animali più giovani crescono apprendendo direttamente una storia fittizia.

La revisione viene effettuata costantemente anche sulle leggi: il codice condiviso viene modificato, semplicemente con l’aggiunta di aggettivi ad hoc, per assecondare le trasgressioni dei governanti alle leggi, rendendole lecite.

Gli animali intuiscono, capiscono, si spaventano, ma non protestano, perché protestare significherebbe morire. Ma l’assenza della parola che contesta è anche quella che permette alla dittatura di insediarsi.

C’è la parola come slogan, c’è la propaganda, e c’è l’educazione come indottrinamento.

E c’è la coalizione degli animali che si regge sull’individuazione prima di un nemico da eliminare (l’uomo), e poi sull’esistenza di un nemico, evidentemente immaginario, dal quale difendersi e al quale viene attribuita la causa di ogni male (il maiale perseguitato) – elemento che mi sembra di un’attualità quasi sconcertante (penso a Bush, e penso alla nostra politica…).

Censimento sul comodino

9 novembre 2006, giovedì -- permalink

E’ da più di qualche giorno ormai che non prendo in mano un libro; in parte dipende dal fatto che da una settimana ormai non ho occasione di viaggiare in treno (mio luogo prediletto per la lettura, già). E poi…ancora nessuno dei libri che soggiornano sul comodino mi chiama.

Ce ne sono alcuni che chissà mai quando leggerò, sono lì da più di un anno (faccio l’appello, e intanto spolvero):

  • I Vangeli apocrifi, Einaudi Tascabili
  • Régis Debray, Vita e morte dell’immagine. Una storia dello sguardo in occidente (iniziato e abbandonato), Il Castoro
  • Raymond Queneau, I fiori blu, nella traduzione di Calvino (idem), Einaudi Tascabili
  • Passione fatale, Venticinque racconti d’amore dell’Ottocento a cura di Guido Davico Bonino, Einaudi Tascabili
  • Maurilio Guasco, Storia del clero dall’Ottocento a oggi, Laterza

E ce ne sono altri che sono arrivati da poco, sebbene siano venuti al mondo parecchio tempo fa (è che sto provvedendo a colmare – impresa che pare impossibile – gli abissi della mia ignoranza):

  • Mark Twain, The adventures of Tom Sawyer, Penguin Popular Classics
  • Montecchi-Venuda, Manuale di biblioteconomia, Editrice Bibliografica
  • Shakespeare, Le tragedie, I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore
  • Propp, Morfologia della fiaba, PBE (una bellissima edizione, con un intervento di Claude Lévi-Strauss
  • Naomi Klein, No Logo, Baldini & Castoldi
  • Edgar Allan Poe, Selectded Tales, Penguin Popular Classics
  • Paul K. Feyerabend, Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, con prefazione di Giorello, Universale Economica Feltrinelli
  • Jean Cazeneuve, Sociologia del rito, EST
  • George Orwell, La fattoria degli animali, Oscar Mondadori

Ah bhè non sul comodino ci sono anche un manuale su Flash (comprato non so bene perché ) e uno su Openoffice2, addirittura regalo dell’autore :-)

Vediamo…avendo l’abitudine di alternare un saggio e un testo di narrativa…dai, mi butto su Tom Sawyer.

L’ultimo teorema di Fermat – Simon Singh

29 ottobre 2006, domenica -- permalink

“L’avventura di un genio, di un problema matematico e dell’uomo che lo ha risolto”.

Il genio è Pierre de Fermat, un matematico dilettante del XVII secolo; il problema matematico è l’Ultimo Teorema di Fermat, un problema dalla formulazione limpida e dalla risoluzione impossibile, sembrava, l’uomo che invece lo ha risolto, nel 1994, è Andrew Wiles, della Princeton University, che gà a dieci anni sognava di essere colui che avrebbe domato Fermat.

Simon Singh è un giornalista scientifico che ha collaborato alla realizzazione di un documentario della BBC su Wiles e che in questo libro racconta l’epopea della matematica, dall’antica Grecia agli anni ‘90, e della mente umana: la risoluzione del Teorema di Fermat è il frutto di una mente collettiva, lungo i secoli e a prescindere dalle latitutini, dalle istituzioni e dal sesso di che ha giocato il suo ruolo in tutto ciò.

Nella lettura si è travolti dal fascino della matematica e dei matematici stessi, e il ritmo narrativo è quello dei thriller…fossi una docente di matematica alle superiori credo lo farei leggere ai miei ragazzi: quanto possono non essere noiosi i numeri! Tanto più che in appendice al testo si trovano le dimostrazioni matematiche di alcuni teoremi che vengono utilizzati nel libro, per chi volesse provare a capirne di più.

Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

10 ottobre 2006, martedì -- permalink

Non ho ancora deciso. Talvolta penso che avrebbe senso pubblicare in un luogo come questo solo recensioni (o pseudo tali, per volare basso) di libri in uscita mentre scrivo. Ma, ripeto, non ho ancora deciso.

In realtà quello che sto tentando di fare da un po’ di tempo a questa parte è leggere quei libri che “vanno letti”, e vedere di colmare il baratro di ignoranza che guardo in faccia tutti i giorni. Sicché resta meno tempo a disposizione per i contemporanei.

Fahrenheit 451 fa parte di questo esercito immenso di libri che vanno letti.

Non si può non pensare immediatamente a 1984 di Orwell: un regime totalitario sullo sfondo che tiene sotto controllo uomini e donne impedendo l’accesso alla cultura e alla verità, un elemento del sistema che si rivolta contro di esso, il regime che perseguita la molla impazzita nel meccanismo, la paura, la difficoltà di comunicare con gli altri, i colpevoli che vengono presi per delazione…

Però l’aria che si respira non è così terribilmente opprimente, l’orizzonte meno cupo, e il regime e la guerra rimangono solo sullo sfondo. (continua…)

Alcuni “libri guida”

3 settembre 2006, domenica -- permalink

Ovvero un piccolo elenco di quei libri che ti attraversano la vita e ti danno una sberla!

Devo dire di aver amato in particolare Munari, Tim-Berners Lee e Weinberger, e di trovare il libro di Gianluca Troiani di un’utilità notevole (è sempre qui sulla scrivania…).