Se io fossi un cane…

16 novembre 2007, venerdì -- permalink

…mi vergognerei da matti a fare la cacca nell’aiuola pubblica, con la mia padrona che mi tiene al guizaglio e mi guarda.

Matrimoni

23 settembre 2007, domenica -- permalink

Sono in quella fascia d’età in cui “normalmente” ci si sposa (tra un po’ passerò in quella in cui “normalmente” si divorzia, ma tant’è, per ora sono ancora circondata da gente innamorata e festante), e ieri ho partecipato al quinto matrimonio cui sono stata invitata in questo anno di grazia 2007 (nota a margine: credo sia stato il matrimonio più lungo della mia vita).

Ho attraversato questa giornata infinita con due pensieri nella testa:

1. com’è bello quando chi celebra un matrimonio (sia un sindaco o un sacerdote) è qualcuno che ti conosce personalmente: ci sono buone possibilità che quello che viene detto non sia un bla bla soporifero, ma un messaggio che ti riguarda davvero.

Io, individualista fin da piccola, non avrò questa chance, e un po’ me ne rammarico.

2. Com’è privo di senso tutto lo spreco di tempo, energie, e soldi, soprattutto lo spreco di soldi, che si mette nella celebrazione del matrimonio, che, santo cielo, è il primo giorno, solo il primo giorno, di una nuova eternità…che non sarà di festa, ma per lo più di sacrificio e pazienza (si spera anche di soddisfazioni, gioia e amore, sennò non si capisce perché la gente ancora si sposi).

Forse il matrimonio è l’unico vero rito di passaggio che ci è rimasto, e, forse, inconsciamente, è per questo che è un momento investito di così tanta importanza.

Non dico che non debba averne, ma tutto l’apparato che ci si mette attorno mi sconforta: confetti addobbi bomboniere pranzi infiniti invitati a profusione vestiti e pettinature che non ci rispecchiano per niente…gli invitati sono la parte che forse mi sconcerta di più: quanti affetti veri stanno seduti a quelle tavolate studiate con attenzione diplomatica e quanti sono i presenti che sono lì perché non li si poteva non invitare per quel motivo là, o perché senno cosa avrebbero detto tizio e caio?

Se e quando toccherà a me, mi auguro di riuscire ad avere un momento che mi appartenga davvero, e a viverlo con quel pugnetto di persone che mi conoscono e che hanno calpestato con me la strada di questi anni.

Sano come un Plasmon

12 agosto 2007, domenica -- permalink

Lo spot attuale della Plasmon, quello con l’orda sterminata di bambini gattonanti vestiti tutti con una salopette arancione, tutti bianchi – biondi – occhi azzurri che alla fine dello spot brandiscono anche un martello, è francamente inquietante.

A me evoca solo esperimenti di clonazione.

Lo chiamerei rispetto

19 giugno 2007, martedì -- permalink

A giugno, quando la RAI ti propina Pupo, la Televisione Svizzera Italiana manda in prima TV la nuova serie di Desperate Housewives.

Disparità

16 aprile 2007, lunedì -- permalink

Parlavo ieri sera con una mia conoscente, età 36 anni o giù di lì, felice come non l’avevo mai vista perché avrebbe cambiato a breve lavoro (un lavoro amministrativo) e l’avrebbero pagata euro 1000 netti al mese. Felice perché, per il suo precedente lavoro (cinque anni da fac-totum) percepiva uno stipendio netto di 900 euro, soldino più soldino meno.

Il che è umiliante.

Soprattutto quando ti trovi a fare il confronto con grosse aziende che ti sparano, per un loro consulente che viene a lavorare presso la tua sede, euro 400 al giorno + IVA + spese di trasferta.

Il che è fuori di testa.

Como congestionata

16 marzo 2007, venerdì -- permalink

Stasera sulla strada del ritorno verso casa ho pensato: “Benedetto sia l’inventore dello scooter”.

Mappa Como Allego una mappa tentando di rendere l’idea del delirio automobilistico nel quale ho trovato la mia amata città verso le 19.20: le strade evidenziate (rozzamente) in rosso erano ricoperte da un biscione immobile ed ininterrotto di mezzi a quattro ruote. Oltre il mio tragitto ovviamente non so dire cosa ci fosse, ma posso dire che in direzione Chiasso e in direzione Tavernola non sono riuscita a vedere la fine della coda.

In sella alla motoretta me la sono cavata, tra uno slalom e un marciapiede, ma son rimasta francamente impressionata: vedo una città sull’orlo del collasso e vedo che si continua a costruire villette, palazzine, condomini, quartieri andando a rubare terra ai boschi e ai pochi angolini di prato rimasti, qui nei dintorni, e abbattendo edifici un tempo dedicati al lavoro per edificare abitazioni, in centro.

Per fare che? Per aggiungere entropia all’entropia? Mi sembra che a Como di gente ce ne sia già abbastanza, di case anche…e se non fossero care come il fuoco forse si riuscirebbe pure a non lasciarle vuote, una volta costruite.

Deboli a Milano

6 marzo 2007, martedì -- permalink

Stamattina in Cadorna, nella stazione della metropolitana, mentre mi sforzavo di attraversare perpendicolarmente un flusso continuo di persone che marciavano a passo spedito, tentando di intercettare gli spazi vuoti tra un corpo e l’altro in cui infilarmi per scendere a prendere il treno…stamattina in Cadorna ho pensato che non deve essere facile essere “deboli” (essere anziani, essere bimbi, essere disabili…) a Milano.

Radio Paradise

19 gennaio 2007, venerdì -- permalink

Adoro i ragazzi di RadioParadise: stamattina hanno “buttato là” l’Estate di Vivaldi e a seguire (senza interruzioni pubblicitarie, come loro abitudine) Fearless dei Pink Floyd.

Censura preventiva

11 dicembre 2006, lunedì -- permalink

Leggo su Grazia un’intervista ad un’attrice italiana sul tema: “Come ho salvato mia figlia dall’anoressia”.

Interessante sentire la testimonianza di una mamma in merito…è un problema nel quale prima o poi quasi tutte le adolescenti scivolano, chi più, chi meno.
Ve la faccio breve: la bimba si sta prosciugando e la mamma scopre che la sera passa le ore sui forum pro-anoressia. Come avrà fatto la mamma a salvare la bimba? Ha fatto sparire qualsiasi computer ci fosse in casa.

Come se la colpa fosse del mezzo e non dell’uso che se ne fa: su siti del genere raramente “ci capiti”, ci vai.

Ciclicamente partono questi allarmi sulla Rete che trascina gli uomini nel gorgo degli incontri occasionali, butta i bambini in bocca al lupo pedofilo, spinge le ragazzine incontro alla morte, fomenta il terrorismo… E per difendersi una mamma butta via il computer. Solo che tutto quello che trovi nella Rete c’è perché ci siamo noi e il mondo che abbiamo fatto, e il mondo non lo puoi buttare via, devi imparare a viverci.

Per questo bisogna educare invece che censurare.

Quello che c’è dietro

30 novembre 2006, giovedì -- permalink

Ieri in terza serata su Rai3 hanno trasmesso un reportage sul traffico di ragazze dell’Est Europa a scopo prostituzione – cinema porno. Putroppo sono arrivata verso la fine e ho potuto vedere solo un’intervista alle responsabili di un centro di recupero per queste ragazze e le immagini di una finta contrattazione condotta dai due giornalisti autori dell’inchiesta con un protettore.

Mi ha colpita la facilità con la quale i giornalisti hanno “acquistato” una decina di ragazze (tra cui alcune minorenni), per prezzi che andavano dai 500 euro (avete letto bene) ai 1300 euro l’una; a quanto pare anche spostare in gior per l’Europa queste schiave senza permesso di soggiorno non è un’impresa così complicata quando si sa chi pagare.

Mi ha scioccato l’elenco delle sevizie cui le ragazze sono sottoposte se rifiutano di prostituirsi (ma anche quando si prostituiscono, ovviamente…ai loro acquirenti continuavano a ripetere che “ci va bene tutto, tutto, rapporti omosessuali, non protetti, con più uomini insieme, 20, 30 al giorno…” a garanzia di essere un “buon acquisto”).

Mi hanno fatto schifo i maltrattamenti che sovente subiscono nel porno, dove sono costrette a rapporti non protetti, perché a chi guarda non piace vedere preservativi in giro, dove alcuni registi spiegano agli attori maschi di “spaccarle in due”. Una ragazza moldava ritrovata in Italia dal centro cui accennavo sopra ha dovuto sottoporsi ad una serie di operazioni: l’avevano costretta ad infilarsi in vagina, per il piacere degli spettatori, oggetti di qualsiasi dimensione. Non potrà avere figli, e la sua vita attuale è in un ospedale psichiatrico.

Non o se chi va a puttane o chi si ingozza di porno queste cose se le immagina, se si chiede “cosa c’è dietro”, ma è comunque una gran cosa che qualcuno si preoccupi di farli vedere, i retroscena.

Anche quando si tratta di capire chi ha cucito le scarpe che ci portiamo ai piedi, o come vengono allevati i polli che ci prendiamo a due euro al supermercato (che “sotto Natale non prevede chiusure”).