Como dopo la pioggia

15 novembre 2008, sabato -- permalink

como, brunate vista dalla passeggiata di villa olmoComo dopo la pioggia (tanta pioggia, come quella di queste settimane) è più bella. Il lago trabocca di vita, i rivoli che si immettono nel lago corrono veloci e copiosi come fiumi.

E il sole dopo la pioggia la fa ancora più bella.

E’ passato un mese…

28 settembre 2008, domenica -- permalink

…da quando mi sono trasferita da sola in pianta stabile nei miei (temporaneamente miei) 60 metri quadri. Un mese non è tanto tempo, e forse è troppo presto per pretendere di avere capito davvero come sta andando, ma ho voglia di scrivere due pensieri, in questa sera in cui ringrazio Dio di avere creato la musica e di avermi dato la connessione ad Internet.

Ho imparato che bisogna mettere i guanti quando si usa la candeggina, che è del tutto inutile che io comperi cipolle a “reti” perché poi non so cosa farmene, che stirare non è male, che le patate non reggono più di un mese nell’armadio, che non è complicato ricordarsi di portarsi appresso le chiavi di casa.

Sto valutando sul campo il potere d’acquisto del mio stipendio, che è buono, ma certo non posso scialare.

Pensavo che vivere in autonomia mi avrebbe aiutato a tirare fuori la mia femminilità, che da qualche parte deve pur essere, visto che sono una donna; pensavo che avrei avuto modo di dedicarmi di più al mio corpo, che avrei avuto più stimoli a curare la mia immagine, all’insegna dell’eleganza, nel volto e nell’abbigliamento. Invece ancora mi mangio le dita, di truccarmi vado avanti a non avere voglia, e ancora mi vesto un po’ come capita. Certo arrivare ogni mattina in lavoro col motorino probabilmente non giova.

Pensavo che avrei avuto la casa sempre piena di gente. Oddio, proprio piena di gente no; diciamo che pensavo avrei avuto spesso ospiti. Ma ho pochi amici, e quelli che abitano a Como si contano su una mano, e non sono avvezza a dare feste. Le conclusioni sono piuttosto ovvie da tirare.

Pensavo che avrei cominciato a “vivere” Como. Ma in giro la sera da soli qui a Como è più deprimente che stare a casa a rammendare le calzette.

L’altro ieri sono stata fuori la sera fino alle 3, e, per la prima volta in trent’anni, non avevo da rendere conto a nessuno dell’orario di rientro. Il che da una parte ha significato la mia indipendenza di movimento, e dall’altra ha significato che a casa non v’era nessuno ad aspettarmi, nessuno da cui tornare.

Sono uscita dall’ovile per ritrovarmi, per dimostrami di essere capace di andare nel mondo sulle mie sole gambe, per avere autonomia decisionale, per avere del silenzio in cui tornare a pensare. Sono in grado di sopravvivere, questo è assodato; silenzio ne ho in abbondanza, ma sono lungi dall’avervi ritrovato un equilibrio. La verità è che mi sento semplicemente molto sola, e da sola non mi basto, non mi piace.

Ho accolto l’avvento di Internet in queste quattro mura come una benedizione non perché ne avessi realmente “bisogno”. Certo fa comodo, ma il vero motivo per cui Internet è benedetto è perché mi fa compagnia. C’è la musica, c’è la gente che scrive e che io posso leggere, c’è Skype, c’è Facebook: modi variegati di riempire questo tempo in cui ci siamo solo io e la mia gardenia.

Bon. Va così. Stasera sono davvero triste.

Correva l’anno – sul femminismo

5 luglio 2008, sabato -- permalink

Perché non posso rivedere online le puntate della trasmissione di Rai 3 Correva l’anno?

Vi linkerei qui il video della puntata che ho appena visto sull’emancipazione femminile tra gli anni ‘50 e gli anni ‘70, un racconto folgorante di un ventennio stravolgente: dalle attenuanti per i delitti d’onore al divorzio, dal matrimonio riparatore all’aborto, l’avvento della pillola e della contraccezione, le donne che entrano nel mondo del lavoro (seppure con stipendi inferiori rispetto agli uomini a parità di lavoro) e dell’istruzione…

Al confronto quelli in cui viviamo per le donne italiane sono tempi di calma piatta, piattissima.

Mi ha lasciata particolarmente esterrefatta (forse perché non l’avevo mai notata così distintamente) la parte giocata dalla chiesa cattolica in tutto ciò: quella del freno. Come una corda che tenta di trattenere un mondo che sta scappando nella direzione opposta. Inutilmente, peraltro.

Un fertilizzante per l’ipocrisia. Dalla semprevergine Maria in poi.

I SigurRos e il widget

1 giugno 2008, domenica -- permalink

Trovo il widget che sta qui sia eccezionale, sia per l’oggetto in sé che per la strategia di comunicazione che ci sta dietro.



Significante e significato

6 aprile 2008, domenica -- permalink

Qualche giorno fa un mio caro amico mi ha scritto una mail che, a stralci, recita più o meno così:
Lo so che per Pasqua sono sparito, ma in realtà avevo bisogno di tranquillità per ricaricare le batterie. [...] Non sono molto socievole, negli ultimi tempi. Spero invece che tu ti sia un minimo ripresa. Ti chiamo oggi, se hai voglia. Fammi sapere. Un bacione.
Mi ha fatto sorridere dare un occhio ai link “contestuali” che Gmail mostra alla destra delle mail e trovarli così vicini al significante delle parole e così sideralmente distanti dal loro significato:

  1. Batterie elettriche (”avevo bisogno di tranquillità per ricaricare le batterie”)
  2. Rilevazione presenze? (”lo so che per pasqua sono sparito”)
  3. Cerco amore sincero (”ti chiamo…un bacione”)

Le infinite forme della vita

2 marzo 2008, domenica -- permalink

Mentre guardavo il mio cane sdraiato a prendere il sole nel prato di casa mia ho pensato a quanta vita abbiamo attorno, e a quante infinite forme abbia la vita.

The Kingdom

21 febbraio 2008, giovedì -- permalink

Guardavo stasera l’ultima puntata della prima parte di The Kingdom, una mini-serie televisiva diretta nel 1994 da Lars von Trier, che parla del Regno, un ospedale danese, e dei suoi ospiti, medici e pazienti, vivi e morti.

Mi ha colpito molto la frase che dice la dottoressa che cerca di far abortire Judith, mentre il mostruoso fratellino di Mary sta venendo alla luce squarciando la pancia della sua mamma: “Non posso (ucciderlo): dentro l’utero è aborto, fuori è omicidio“.

Notevole sintesi di un nodo etico ancora tutto da risolvere.

Definiscimi “empatia”

21 febbraio 2008, giovedì -- permalink

Se io vengo lì, e ti dico che sto male, e tu mi dici che ti dispiace tanto, ma tu stai bene…non so come dirtelo, ma fossi in te smetterei di ritenermi una persona “empatica”.

Capodanno

31 dicembre 2007, lunedì -- permalink

Se la notte di passaggio all’anno nuovo potessi gestirmela come dico io la passerei a letto, con un po’ di musica nelle orecchie.

Digg!

19 dicembre 2007, mercoledì -- permalink

Il processo di registrazione su Digg è il migliore che abbia mai incontrato.

Compilare una form è una delle cose più noiose che possa fare un utente…è capitato a tutti, credo, di completare la compilazione di form dettagliatissime, di inviare i dati ed avere come risposta un tot di errori e di dover ricompilare alcuni campi – a me è capitato anche di dover ricompilare tutti i campi :-|

Su Digg invece ciascun campo viene validato appena compilato. Veramente piacevole e utile.