I figli degli uomini
3 dicembre 2006, domenica -- permalinkIn un mondo dell’immediato futuro dove non nascono bambini da 18 anni, e precisamente in un’Inghilterra violenta e xenofoba, una giovane prostituta di colore riesce a portare all’ottavo mese la sua gravidanza e poi a partorire sua figlia grazie all’aiuto di un uomo (che per questa causa muore, come tutti quelli che hanno aiutato la ragazza) e di un’organizzazione umanitaria che non vediamo, ma che sappiamo si prenderà cura della neonata e della mamma.
Per immaginarvi il grigio mondo senza speranza (dove il governo distribuisce ai cittadini dei kit per un suicidio sereno) di cui sopra fate così: prendete quello in cui viviamo adesso e portatene all’estremo tutte le piaghe: inquinamento, violenza, intolleranza, denatalità, povertà…il fallimento dell’integrazione tra le culture e le religioni…la paura…
Tuttavia questo estremo è così estremo da farne uscire fuori un film manieristico, eccessivo, retorico e a tratti (vedi la rocambolesca fuga dalla fattoria) addirittura ridicolo.
E quando arrivi ai titoli di coda partono grida e risa di bambini, e una musica tutta allegra. L’ho trovato non molto coerente. Mah.
Babel
2 novembre 2006, giovedì -- permalinkBabel non è un film da consumare, di quelli che partono i titoli di coda, fai un sorriso, ti alzi ed è tutto come prima.
Il titolo già lo preannuncia, ma nel film lo si vede narrato: si parla dell’incomunicabilità, dell’impossibilità attuale, a prescindere dal posto nel mondo che si occupa (sia il Marocco, il Giappone, o il Mexico), di dire una parola e farsi credere (la colf), di dire una parola e farsi comprendere (Richard in uno stato che parla una lingua che non è la sua), di dire una parola tout-court (l’adolescente giapponese, sordomuta), di dire una parola vera (il bambino marocchino).
Perché…perché attorno ci sono i pregiudizi di una cultura nei confronti di un’altra (quella americana verso quella messicana e mediorientale), di uno stato verso un altro (sempre l’America che dà per certo che il colpo esploso verso un pullman di turisti americani sia un attentato di terroristi e non un colpo sparato per sfida da un bambino), di una posizione sociale rispetto ad un’altra (la polizia americana e la colf messicana). (continua…)
Fur: An Imaginary Portrait of Diane Arbus
27 ottobre 2006, venerdì -- permalinkFur è un film sulla pelliccia, ovviamente, animale e umana (meno ovviamente), e sul vedere e l’essere visti, attraverso la storia della fotografa Diane Arbus (pieni anni ‘60): Diane ha forti tratti di esibizionismo e una forte spinta a voler vedere quello che normalmente non capita di vedere (le deformità, le perversioni) o non è opportuno vedere (i morti, i nudi).
Il suo voler vedere e farsi vedere è assecondato e incoraggiato dal nuovo vicino di casa, Lionel, che soffre di ipertricosi ed è completamente ricoperto di pelo, e la porta a contatto col mondo nascosto dei freaks, degli “strani” (e di lui un po’ ovviamente s’innamora, ricambiata), e che alla fine mostra a Diane quello che non si poteva vedere, ovvero il proprio corpo privo della pelliccia.
In diretta opposizione a questo ci sono il marito e il mondo perbenista dei suoi genitori che non vogliono vedere (nel senso di capire e accettare) la natura strana a sua volta di Diane, che trova modo di inverarsi solo al di fuori del nucleo familiare. In questo senso è plateale la trasformazione dell’aspetto di Diane: in una delle prime immagini la si vede sotto il casco ad asciugarsi i capelli, perfettamente pettinati, su un abito perfettamente castigato e la si segue nel film spogliarsi, dell’abbigliamento e del proprio ruolo nella società, fino alla nudità della scena finale. (continua…)
Dancer in the Dark
25 ottobre 2006, mercoledì -- permalinkDi Lars von Trier, girato nel 2000, Dancer in the Dark è un film potente, travolgente e abbacinante, come tutti i film di von Trier che conosco, e dolce, nella sua veste di musical.
Selma Jezkova (Björk) approda in America dall’est Europa col figlio con la speranza di guadagnare abbastanza per fargli fare un’operazione agli occhi, in modo da salvarlo dalla cecità “genetica” cui è destinato, e che sta oscurando la vista di Selma stessa.
E’ in questa operazione che risiede lo scopo intero della vita di Selma, è per questa operazione che lavora indefessamente incurante della propria sopravvivenza.
Selma è un personaggio votato al sacrificio, un tema frequente in von Trier (anche se in qeusto caso il sacrificio va a buon fine), che scopre di non potersi fidare di quelli che le erano parsi amici: la potenza del film sta in questi due elementi. Ho smesso di respirare, nella scena in cui Selma capisce che Bill le ha rubato tutti i suoi risparmi e vuole far passare l’idea che quei soldi siano suoi e che Selma sta tentando di rubarglieli, scena che si conclude con l’uccisione di Bill.
Selma è un personaggio totalmente positivo, gioioso nonstante tutto, e musicale: ha una passione viscerale per il musical, e vive come in un muical, è suffciente sentire del ritmo attorno, siano i macchinari di una fabbrica o un treno che passa (e Björk in questa parte è perfetta). E’ un personaggio lontano dalle protagoniste di Dogville e Manderlay, mosse, sembra, da intenti “buoni”, ma che non sono migliori del mondo che cercano di salvare.
Il diavolo veste Prada
14 ottobre 2006, sabato -- permalinkIn realtà avrei voluto vedere Little miss Sunshine, ma sembra che a Como abbiano deciso di boicottarlo, perché non riesco a trovarlo proiettato in nessun cinema (tranne all’Europlex, alle 15…). Così ho ripiegato su Il diavolo veste Prada.
Meryl Streep è ovviamente bravissima (e quando piange lo fa come solo lei sa fare…e lo fa sempre nello stesso modo), l’altra protagonista, Anne Hathaway, fa anche lei il suo personaggio preferito (l’anatroccolo che diventa cigno) e la trama non lascia spazio alla sorpresa.
Per il resto si parla di conflitto famiglia – carriera, mobbing, capacità personali che vincono sull’apparenza, bisogno di approvazione, donne al potere. E ci sono una quantità smisurata di vestiti e colori. Un’oretta e mezza leggera leggera.
Hotel Rwanda
20 settembre 2006, mercoledì -- permalinkHotel Rwanda, del 2004, è un film che parla dall’interno del massacro dei Tutsi avvenuto in Rwanda nel 1994, e dice cose che a noi europei non sono arrivate più di tanto. Ai tempi le televisioni italiane non diedero alla vicenda la visibilità di cui aveva bisogno e dal film si capisce che anche il resto dell’Europa si tappò gli occhi, e il naso. (continua…)
Ritorno a Cold Mountain
13 settembre 2006, mercoledì -- permalinkMeno male che c’è Nicole Kidman sempre bella come un ghiacciaio, sennò…
Che film prevedibile, che film prevedibile, oh, come è prevedibile questo film! “Telefonato” direbbe un amico mio.
E che figure tipizzate, i personaggi. L’unico personaggio che evolve in qualche modo nel film è Renée Zellweger, che da selvaggia bambinotta imbronciata passa a figlia comprensiva e a mammina amorevole, ma indovinate un po’, è un’evoluzione…prevedibile…
Thank you for smoking
13 settembre 2006, mercoledì -- permalinkE’ una commedia, vivace e piacevole, in cui viene raccontato il lavoro di Nick Naylor, un “lobbista”, l’abile portavoce delle industrie del tabacco americane.
Mi è piaciuto perché fornisce una visione problematica (e quindi non scontata, non è la lotta alle streghe, per intenderci) del tema del fumo, e del potere delle parole. (continua…)
Rocco e i suoi fratelli
9 settembre 2006, sabato -- permalinkDi Luchino Visconti, 1960. Sono tre ore di film, ma non c’è modo di distrarsi.
Il film è suddiviso in cinque capitoli, ciascuno dei quali pone al centro della vicenda principale uno dei fratelli della famiglia Parondi, trasferitasi a Milano dalla Lucania per cercare lavoro. La trama la potete leggere nella scheda che ho linkato all’inizio dell’articolo; qui mi interessa fare qualche commento al film.
La madre e tre dei cinque fratelli (Vincenzo, Ciro e Luca) sono figure estrememente tipizzate: Vincenzo è quello che pensa più al suo che alla sua famiglia d’origine, lo si vede fin dall’inizio, quando il resto della famiglia raggiunge a casa sua lui già trasferitosi a Milano da tempo e nonostante la famiglia non abbia un posto in cui stare mostra di non volerli ospitare; lo si vede quando Rocco raccoglie soldi per il fratello Simone e lui si tira fuori dalla colletta perché deve pensare al figlio appena arrivato. (continua…)
Viva viva Rai Tre!
30 agosto 2006, mercoledì -- permalinkIeri sera mi sono goduta una micro-maratona cinematografica su Rai Tre, possibilità raramente concessa (è anche vero che se dovessero stare dietro al mio desiderio di fruizione “filmica” ci sarebbe la moria del telespettatore tipo…).
Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca, di Ettore Scola (1970, con dei giovanissimi Marcello Mastroianni, Giancarlo Giannini e Monica Vitti). La vicenda è lineare: Adelaide (Monica Vitti) s’innamora di Oreste, che per lei lascia la moglie; durante una manifestazione Oreste stringe amicizia col pizzaiolo Nello, e lo presenta ad Adelaide. Ne nasce un’amicizia a tre durante la quale Nello si innamora di Adelaide, ricambiato. E’ da questo triangolo che nasce la tragedia della gelosia, in cui alla fine del film Oreste invece di ammazzare Nello finisce per accoltellare Adelaide che si mette tra i due per separarli nella lotta. (continua…)