Sulla strumentalizzazione del caso Eluana…

9 febbraio 2009, lunedì -- permalink

…lascio la parola ad Eugenio Scalfari su Libertà e giustizia.

La passione di Raffaella per Stefano Benni

7 febbraio 2009, sabato -- permalink

Stasera niente film, basta Internet: spengo tutto, mi metto comoda sul divano e attacco a leggere Spiriti, di Benni, dopo aver divorato Saltatempo.

Mi piace l’uso generoso che Benni fa della lingua italiana, il modo in cui gioca leggero con le parole, attraversando più registri nella stessa pagina, mischiando termini ricercati a parolacce, a parole inventate di sana pianta, e sempre così evocative.

Mi piacciono le allusioni pungenti alla politica contempoanea – in Saltatempo la televisione è “il balcone da cui parlano i beniti dei nostri tempi.

Mi piacciono le sue creature e i loro mondi in cui sogno e realtà vanno a braccetto.

E stasera scopro per caso che la comunità dei lettori appassionati ha creato per Benni addirittura un’enciclopedia online, la Bennilogia!

Revolutionary Road

5 febbraio 2009, giovedì -- permalink

Locandina di Revolutionary RoadSarà che ho un debole per i film che mettono in scena le dinamiche della vita di coppia (come Eyes Wide Shut, Scene da un matrimonio, ma anche The Family Man) e per le storie che procedono a ritmo di caduta libera verso il disastro (come Magnolia), sarà che Kate Winslet e Leonardo Di Caprio sono mostruosamente bravi, sarà che è bravo anche Sam Mendes…ma Revolutionary Road mi è piaciuto veramente tanto, due ore volate come il vento.

Non si vede molto della vita di Frank e April prima del matrimonio; si capisce solo che un tempo sono stati molto felici e convinti di essere speciali. Col tempo il ribollire allegro delle loro vite si è spento in quella routine borghese da loro tanto disprezzata, e si ritrovano lui prigioniero di un lavoro d’ufficio che non ama, e lei prigioniera di una vita da casalinga che la appiattisce. Una vita piena di troppe parole e di troppe “cose”, che non lasciano spazio al silenzio per cercarsi, e non lasciano il tempo per trovarsi.

Non che non si amino più, ma la vita (quel “vuoto angosciante” da cui per un attimo sembrano riuscire a scappare) nella quale si sono incastrati – per inerzia, per buon senso, per realismo – stritola le loro energie vitali.

Chi non si ritrova nel canone di felicità da tutti condiviso è “pazzo” (John, che guarda caso vede in modo sorprendentemente nitido la verità della storia di Frank e April) e il suo posto è la clinica psichiatrica.
Il posto di April non è la clinica, ma non è neanche il contesto che ha attorno. Una volta persa la speranza di ritrovare la verità e la libertà con Frank, la strada che decide di percorrere per provare a liberarsi da sola la porterà alla morte.