E’ passato un mese…

28 settembre 2008, domenica -- permalink

…da quando mi sono trasferita da sola in pianta stabile nei miei (temporaneamente miei) 60 metri quadri. Un mese non è tanto tempo, e forse è troppo presto per pretendere di avere capito davvero come sta andando, ma ho voglia di scrivere due pensieri, in questa sera in cui ringrazio Dio di avere creato la musica e di avermi dato la connessione ad Internet.

Ho imparato che bisogna mettere i guanti quando si usa la candeggina, che è del tutto inutile che io comperi cipolle a “reti” perché poi non so cosa farmene, che stirare non è male, che le patate non reggono più di un mese nell’armadio, che non è complicato ricordarsi di portarsi appresso le chiavi di casa.

Sto valutando sul campo il potere d’acquisto del mio stipendio, che è buono, ma certo non posso scialare.

Pensavo che vivere in autonomia mi avrebbe aiutato a tirare fuori la mia femminilità, che da qualche parte deve pur essere, visto che sono una donna; pensavo che avrei avuto modo di dedicarmi di più al mio corpo, che avrei avuto più stimoli a curare la mia immagine, all’insegna dell’eleganza, nel volto e nell’abbigliamento. Invece ancora mi mangio le dita, di truccarmi vado avanti a non avere voglia, e ancora mi vesto un po’ come capita. Certo arrivare ogni mattina in lavoro col motorino probabilmente non giova.

Pensavo che avrei avuto la casa sempre piena di gente. Oddio, proprio piena di gente no; diciamo che pensavo avrei avuto spesso ospiti. Ma ho pochi amici, e quelli che abitano a Como si contano su una mano, e non sono avvezza a dare feste. Le conclusioni sono piuttosto ovvie da tirare.

Pensavo che avrei cominciato a “vivere” Como. Ma in giro la sera da soli qui a Como è più deprimente che stare a casa a rammendare le calzette.

L’altro ieri sono stata fuori la sera fino alle 3, e, per la prima volta in trent’anni, non avevo da rendere conto a nessuno dell’orario di rientro. Il che da una parte ha significato la mia indipendenza di movimento, e dall’altra ha significato che a casa non v’era nessuno ad aspettarmi, nessuno da cui tornare.

Sono uscita dall’ovile per ritrovarmi, per dimostrami di essere capace di andare nel mondo sulle mie sole gambe, per avere autonomia decisionale, per avere del silenzio in cui tornare a pensare. Sono in grado di sopravvivere, questo è assodato; silenzio ne ho in abbondanza, ma sono lungi dall’avervi ritrovato un equilibrio. La verità è che mi sento semplicemente molto sola, e da sola non mi basto, non mi piace.

Ho accolto l’avvento di Internet in queste quattro mura come una benedizione non perché ne avessi realmente “bisogno”. Certo fa comodo, ma il vero motivo per cui Internet è benedetto è perché mi fa compagnia. C’è la musica, c’è la gente che scrive e che io posso leggere, c’è Skype, c’è Facebook: modi variegati di riempire questo tempo in cui ci siamo solo io e la mia gardenia.

Bon. Va così. Stasera sono davvero triste.

Black Balloons Energy Saving Campaign

22 settembre 2008, lunedì -- permalink

Yearbookyourself

11 settembre 2008, giovedì -- permalink

My yearbook photoIn ufficio è scoppiata l’epidemia: tutti su Skype ci siamo messi una nuova immaginetta…la foto della nostra faccia ritoccata su http://www.yearbookyourself.com. A sinistra ci sono io in versione 1992.

Non c’è neache daspiegare come funziona, provate!

Attenzione attenzione: causa dipendenza e riso incontrollato.