SEO Bible – Jerri L. Ledford

8 agosto 2008, venerdì -- permalink

Lettura conclusa qualche tempo fa, non che dica qualcosa di particolarmente illuminante se alla SEO ci si fa attenzione da un po’, ma raccolgo qui gli appunti presi, a mo’ di bigino.

L’appunto generale è:
Don’t design your website for SEO. Build it for users, with SEO as an added strategy for gaining exposure. Always keep the user in mind, first.

SEO assessment:

  • Pianificare ogni quanto va aggiornato il sito e da chi
  • 6 mesi per vedere i risultati
  • ripianificare le attività di SEO ogni 4 mesi
  • Ripianificare le keyword utilizzate per puntare su quelle più efficaci e sostituire quelle che non convertono o non aiutano nel posizionamento.

Criteri importanti:

  • inbound links: con anchor text rilevanti per il ns mercato. Per ottenere inbound links scrivere articoli interessanti, press releases con link a noi nel footer, recuperare review ai propri prodotti, non creare siti farlocchi per fare in modo di avere link inbound.
  • outbound links: rilevanti e non troppo numerosi; non linkare a siti spam/link farm; non creare pagine che contengono solo link; non lasciare in giro broken links; evitare il crosslinking (a meno che non abbia realmente senso).
  • site popularity
  • link context: usare link contestualizzati, non linkare indisciminatamente tutti i siti di un network da tutte le pagine di un sito
  • topical links
  • title tags: 50 chars spazi inclusi; call to action; non ripetere kwd; evitare articoli e preposizioni, che vengono ignorate e occupano spazio. Un buon title contiene targeted kwds, aiuta ad affermare il brand, è concisoe cattura l’attenzione, è univoco (e non va ripetuto nel meta description) e correlato al contenuto della pagina.
  • keywords: keyword density 5-7% (rapporto tra le kwd e le parole presenti in pagina); scegliere kwd rilevanti, ma specifiche = traffico più qualificato
  • content: contenuti aggiornati, originali, pertinenti, coinvilgenti, senza errori, paragrafi brevi, spaziati, con elenchi, usare gli headings, contenuti unici (evitare reprints, content scraping e site mirroring; per verificare che ns contenuti non siano duplicati usare http://www.copyscape.com, http://www.cyberalert.com)
  • site maturity
  • quante volte gli utenti cliccano sul nostro risultato nelle SERP
  • nome di dominio: usare i nomi del prodotto, non il nome della società
  • evitare SEO spam = duplicate content, crosslinking farlocco, pagine con solo link

Limiti di spazio:

  • title tag: max 60-65 chars
  • meta description: 200-250 chars
  • pagina web interessante per i motori: non meno di 250 parole
  • sitemap.xml: non deve avere più di 50mila url, non deve pesare più di 10MB, non devono essere più di 1000.

Creare ad che convertono:

  • non puntare su kwd per cui il sito non ha contenuti
  • non spendere molto su parole ad alta competizione ma che non portano traffico che converte
  • raffinare la lista delle kwd: eliminare tecnicismi, eliminare kwd troppo competitive
  • usare le kwd nel titolo
  • nel testo avere un call to action
  • differenziarsi dagli ad dei competitors
  • elencare caratteristiche/vantaggi del prodotto
  • non scrivere annunci vaghi o generici, ma annunci che dicano esattamente quello che si trova cliccando, ed avere delle landing pages correlate specifiche
  • usare parole forti, che rimangono impresse: le kwd generiche costano di più e convertono di meno
  • dayparting
  • migliorare i tassi di click-through includendo sconti, offerte, concorsi negli ad; se sono competitivi includere anche i prezzi; creare un senso di urgenza (offerte a scadenza)

Landind pages:

  • evitare il kwd stuffing nelle landing pages (max 10%)
  • per misurare l’efficacia delle landing pages separatamente dall’efficacia della restante attività di SEO: devono essere non spiderabili e non linkate dal sito
  • devono essere un’estensione degli ad: utilizzare i titoli per mostrare la correlazione, ripetere il call to action, parlare di quanto annunciato dall’ad, dare modo di completare il call to action e convertire (che sia una vendita o l’iscrizione alla newsletter).
  • considerare l’ipotesi di mostrare ad correlati.
  • rapporto: 1 ad -> 1 landing page
  • test test test: creare 1 pagina di controllo e fargli fare un po’ di storico, poi mettere online, contemporaneamente, un ad di test che si usa per sperimentare e confrontare i due risultati. Nell’ad di test va cambiato un elemento per volta (titolo, kwd, call to action, testo, landing page). Per testare deve essere chiaro lo scopo dell’ad: aumentare il traffico? aumentare la conversion?

robots.txt (www.robotstxt.org):

  • va nella root del dominio, serve per evitare che determinate url vengano lette dagli spider
  • per comandare crawlers specifici elencarli per primi
  • attenzione: mai usare un robots.txt vuoto: è interpretato come un user-agent: *, disallow: /

sitemap.xml:

  • serve per dire ai motori quali url includere nell’indice
  • le url che possono essere incluse nella sitemap dipendono da dove si trova la sitemap nella struttura del sito. Una volta generata la sitemap bisogna dire al robots.txt dove la sitemap si trova.
  • <sitemapindex>: elenca tutte le sitemap se ce n’è più d’una

Social Media Optimization:
Due asperri del SEO nel Social Media Marketing:

  1. viral content creatione  promotion (via blog)
  2. reputation management e social network marketing
  • utilizzare i social media per diffondere news su di noi: distribuire il sito anziché ottimizzarlo -> traffico
  • non arrivare nei social media solo per vendere qualcosa: è prima di tutto unirsi ad una comunità, partecipare e creare relazioni
  • valore dei social media dettagliato su http://www.marketingexperiments.com
  • think in terms of “What can I give” instead “What can I get”.
  • Partecipare nei social media come individui e non come aziende
  • Definire gli scopi sulla base dei quali misurare il successo del piano diSocial Optimization
  • Monitorare in quanti sottoscrivono l’RSS, in quanti linkano a noi, in quanti sono connessi a noi su Facebook, Flickr ecc, quante volte il nostro contenuto è stato taggato

3 Commenti a “SEO Bible – Jerri L. Ledford”

  1. Alex scrive:

    Ciao! Hummm… ci sono un po’ di info datate e/o sbagliate nei tuoi appunti (e probabilmente nel libro…).

    Il concetto di keyword density non ha praticamente senso. Il motore di ricerca è un sistema di IR e i sistemi di IR moderni non si basano sull kw density per determinare la rilevanza dei documenti. Qui un articolo che spiega con la matematica tutti i perché e i percome ;-) http://www.miislita.com/fractals/keyword-density-optimization.html

    “mai usare un robots.txt vuoto”… uhmmm ho i miei dubbi. Il buon sens mi dice che un robots.txt vuoto viene interpretato come un robots.txt assente.

    Lunghezza di title e meta description: se il tuo obbiettivo è vedrle tutte intere e ben presentate su Google limitati a 65 caratteri per il title e 155 per la description. La call tu action? Va nella description!

    In ambito SEO soppesa 10 volte tutto quello che leggi ;-)

    Saluti e buono studio… ;-)

  2. Alex scrive:

    Ciao Ho fatto un rapido check ed in effetti l’impressione che ho avuto rispetto all’affermazione sul robots.txt vuoto era corretta:
    “The presence of an empty “/robots.txt” file has no explicit associated semantics, it will be treated as if it was not present, i.e. all robots will consider themselves welcome.”
    Fonte: http://www.robotstxt.org/orig.html

  3. raffaella scrive:

    Ciao Alex, guarda…dal libro della Ledford ho scremato e scremato, le cose che ci sono negli appunti sono quelle che mi son sembrate più sensate (e confermate, alcune, da letture precedenti).
    Son partita scettica, sai, la BIBBIA del SEO è una cosa che mi fa sorridere :-)

    Grazie per il controllo sul robots.txt.

    Ma ascolta…dalla regia mi dicono che stai insegnando a un corso con un ex docente comune: non mi racconti niente?

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