The Village

31 dicembre 2007, lunedì -- permalink

the-village.jpgUomini e donne amareggiati dalla violenza dell’ambiente urbano (tutti hanno avuto una morte violenta in famiglia a causa della “città”) si isolano dal mondo rifugiandosi in un bosco, dove costruiscono un villaggio dal quale sono banditi i soldi e tutto ciò che può scatenare istinti malvagi.

Dall’esigenza di impedire che i propri figli, curiosi per natura, abbiano desiderio di attraversare il bosco, vedere cosa c’è al di là e sentire il richiamo della città nasce un complesso sistema di tabu, e un villaggio fondato sulla speranza di costruire una vita migliore diventa una prigione nella quale le persone sono tenute “volontariamente” attraverso una religione fatta di paura, menzogna e divieti.

Il bosco è abitato da “creature” che non vogliono essere disturbate, pena la morte. Per rafforzare la credenza in queste creature sanguinarie periodicamente gli anziani si mascherano con un costume spaventoso (mantello rosso, volto da cinghiale, aculei di porcospino sulla schiena) e attraversano il villaggio lasciando segni di avvertimento (animali scuoiati, pennelate di sangue sulle porte). Queste visite periodiche servono anche ad annientare qualsiasi dubbio sull’esistenza e la ferocia delle creature.

C’è un sistema di sorveglianza dei confini col bosco: la sentinella che vede passare una creatura deve dare l’allarme con una campana, e tutta la popolazione deve rifugiarsi nelle cantine delle case aspettando che le creature siano passate. Il fatto che i confini vanno sorvegliati significa che il pericolo è costante, e che bisogna sempre comportarsi come si deve, per impedire che la minaccia latente si scateni.

Dopo ogni visita puntitiva delle creature, che significa che gli uomini hanno violato le regole di buon vicinato, su una roccia particolare, sacra, viene deposta una carcassa di animale, come sacrificio a compensazione del torto commesso (e la carcassa viene poi rimossa dagli anziani).

Il rosso, il colore del mantello delle creature, è il colore del male (del sangue, della violenza): il colore identifica le creature come “gli altri”, è proibito guardarlo o toccarlo, e per questo è bandito dal villaggio. Il giallo invece è il colore che salva e protegge: tutti hanno una cappa di panno giallo, che devono indossare quando si avvicinano al bosco per lavori di manutenzione dei confini, individuati da pali dipinti di giallo, cui sono appesi dei drappi gialli.

I costumi delle creature sono raccolti in un edificio dismesso, conosciuto da tutti come “la casa dove non si deve entrare”.

La vicenda narra di Ivy, la figlia cieca di Edward Walker (William Hurt), uno degli anziani fondatori del villaggio, e di Lucius (Joaquin Phoenix), il figlio taciturno di Alice (Sigourney Weaver), un’altra anziana. I due si amano e decidono di sposarsi. Anche Noah (Adrien Brody), il matto del villaggio, è però innamorato di Ivy, e accoltella Lucius, obnubilato dalla gelosia e dall’invidia.

A questo punto la violenza, e per di più per mano di un semplice, ha fatto irruzione nel villaggio: è la dimostrazione che non si può fuggire dalla violenza e dal dolore, perché essi sono connaturati all’uomo, non ad un luogo (la città).

Lucius non muore, ma è in fin di vita. Ivy parte da sola per attraversare il bosco e arrivare in città a prendere le medicine (che ovviamente nel villaggio non ci sono) per salvare Lucius, dopo aver ascoltato dal padre la verità sulle creature. Il suo sarà comunque un viaggio di lotta contro paure ancestrali, oltre che un gesto di amore e speranza.

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