Cortocircuito

23 settembre 2007, domenica -- permalink

Ho sempre pensato che il lavoro fosse un mezzo, anzi, l’unico mezzo, per vivere: se lavori (parlo ovviamente di un lavoro che ti sei scelto perché ti piace e pensi di poter riuscire a combinare qualcosa di buono) hai una dignità sociale, impieghi il tempo in un modo utile e produttivo che ti dà anche l’occasione di collaborare con altri e dunque di imparare, e guadagni i soldi con i quali puoi portare concretamente la tua vita laddove desideri che vada (famiglia, casa, viaggi, e ci siamo capiti).

In sintesi quindi il lavoro è “il” mezzo per “il” fine, al quale fine principe penso di poter dare come nome “la felicità”.

Qualcuno per questo sostiene che io sia calvinista.

Ora, non so bene cosa sia successo, ma dev’essere che da qualche parte il meccanismo ha fatto cortocircuito, e il lavoro è diventato il mezzo e il fine. Lavoro tanto, ho poco tempo per me, molta stanchezza, qualche incubo notturno, e mi sembra comunque che dovrei fare molto di più e molto meglio.

In tutto questo le preoccupazioni sono di più che le soddisfazioni, e la mia idea di vita sta un po’ andando a ramengo, ma non so bene come fare per uscirne.

Proverò a impegnarmi sulla concentrazione.

4 Commenti a “Cortocircuito”

  1. Alessandro scrive:

    Il problema è che siamo squilibrati. Tu, io e molti altri. Ed il precariato non ci aiuta.
    Qui (http://www.linearemente.it/2007/06/03/cosa-sto-facendo-cosa-vorrei-fare) dicevi che stavi facendo quello che volevi fare. Ora quello che stai facendo rischia di diventare quello che sei. Sarà che oggi sono di cattivo umore, ma la vedo grigia.
    Come diceva quel giornalista, buona notte e buona fortuna.

  2. raffaella scrive:

    E qui il precariato non c’entra più: a giugno sono stata “assunta a tempo indeterminato”, un evento che non credevo facesse più parte di questo mondo.
    Pensavo che mi sarei sentita la terra un po’ più solida sotto i piedi, la testa un po’ più libera dalle preoccupazioni del “come faccio a progettare senza certezze sul domani”…invece è scattato un meccanismo balzano del tipo “ok, adesso si fa sul serio davvero, e devo dimostrare ogni giorno che hanno fatto bene a tenermi”.

    “Quello che stai facendo rischia di diventare quello che sei” dipinge molto bene la situazione. Non è che non me ne accorga, è che non so bene come fare per tirarmene fuori…
    Pensavo, banalmente, di prendermi qualche impegno fisso in più per costringermi a staccare la testa dal lavoro. Al martedì e alla domenica ho le prove di canto, vorrei riprendere a nuotare, magari fare un corso d’inglese.
    Però lo so che non è questa la soluzione…ci vuole un a rivoluzione di prospettiva.

  3. gl scrive:

    ….è che sei troppo calvinista :-)

  4. raffaella scrive:

    eccolo lì che ha fatto outing colui che mi dà della calvinista!

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