Quello che c’è dietro

30 novembre 2006, giovedì -- permalink

Ieri in terza serata su Rai3 hanno trasmesso un reportage sul traffico di ragazze dell’Est Europa a scopo prostituzione – cinema porno. Putroppo sono arrivata verso la fine e ho potuto vedere solo un’intervista alle responsabili di un centro di recupero per queste ragazze e le immagini di una finta contrattazione condotta dai due giornalisti autori dell’inchiesta con un protettore.

Mi ha colpita la facilità con la quale i giornalisti hanno “acquistato” una decina di ragazze (tra cui alcune minorenni), per prezzi che andavano dai 500 euro (avete letto bene) ai 1300 euro l’una; a quanto pare anche spostare in gior per l’Europa queste schiave senza permesso di soggiorno non è un’impresa così complicata quando si sa chi pagare.

Mi ha scioccato l’elenco delle sevizie cui le ragazze sono sottoposte se rifiutano di prostituirsi (ma anche quando si prostituiscono, ovviamente…ai loro acquirenti continuavano a ripetere che “ci va bene tutto, tutto, rapporti omosessuali, non protetti, con più uomini insieme, 20, 30 al giorno…” a garanzia di essere un “buon acquisto”).

Mi hanno fatto schifo i maltrattamenti che sovente subiscono nel porno, dove sono costrette a rapporti non protetti, perché a chi guarda non piace vedere preservativi in giro, dove alcuni registi spiegano agli attori maschi di “spaccarle in due”. Una ragazza moldava ritrovata in Italia dal centro cui accennavo sopra ha dovuto sottoporsi ad una serie di operazioni: l’avevano costretta ad infilarsi in vagina, per il piacere degli spettatori, oggetti di qualsiasi dimensione. Non potrà avere figli, e la sua vita attuale è in un ospedale psichiatrico.

Non o se chi va a puttane o chi si ingozza di porno queste cose se le immagina, se si chiede “cosa c’è dietro”, ma è comunque una gran cosa che qualcuno si preoccupi di farli vedere, i retroscena.

Anche quando si tratta di capire chi ha cucito le scarpe che ci portiamo ai piedi, o come vengono allevati i polli che ci prendiamo a due euro al supermercato (che “sotto Natale non prevede chiusure”).

Magnificat

29 novembre 2006, mercoledì -- permalink

Ora, voi non lo sapete perché non ve l’ho mai detto, ma io canto.

Nel coro della parrocchia, sì, va bene, però canto, e sono un contralto (questo è l’aspetto della faccenda che mi entusiasma di più, perché senza i contralti che fanno da contraltare ai soprani, che fanno sempre la melodia principale, il coro semplicemente non sarebbe).

Ebbene: stasera abbiamo imparato il Magnificat del Perosi, ed è un canto talmente bello, delicato e potente allo stesso tempo, che non ho potuto fare a meno di dirlo!

Porte aperte

26 novembre 2006, domenica -- permalink

Oggi sul pannello elettronico per le segnalazioni relative alla viabilità che svetta in corrispondenza dell’incrocio principale della strada più importante del posto in cui vivo (fiuu, che tirata…era per dire che è messo in una posizione importante e ben visibile, insomma) campeggia la seguente scritta:

“Divieto di circolazione fino al 31 marzo per i veicoli non catalizzati.”Marzo. Non “dicembre”, non “gennaio”, marzo. Ovvero: abbiamo l’aria sporca da far schifo (noi a Como che siamo in una valle circondata da boschi).

Ogni inverno si invita ad abbassare di due gradi la temperatura di casa nostra, puntualmente si ricorda di privilegiare gli spostamenti con i mezzi pubblici e di lasciare l’automobile in garage, ogni estate arrivano notizie di cicloni inondazioni incendi eccetera, si sa: il pianeta ha la febbre, lo strato di ozono che sta sulla nostra testa è pieno di schifezze, da qui l’effetto serra.

Non si può fare finta di niente: queste cose ci riguardano tutti, e non sono un segreto.

Ecco allora mi chiedo che cosa spinga alcuni grandi e piccoli magazzini lombardi tipo Coin e Bata a lasciare le porte spalancate d’estate – quando l’aria condizionata è sparata a palla per tenere fresco – e d’inverno – quando il riscladamento è sparato a palla per tenere caldo.

Boh. Non è che la gente entri a frotte perché non deve spingere la porta con la manina… E anche se così fosse non è comunque un comportamento giustificabile.

Breve indagine sul Word

22 novembre 2006, mercoledì -- permalink

Mi rivolgo a voi, miei quattro lettori, e a chiunque passi da qui e abbia voglia di rispondere.

Mettetevi lì cinque minuti durante una pausa caffè e fate mente locale sulla seguente domanda: quali sono le funzioni di Word che usate di più e che trovate più utili/intelligenti durante la stesura dei documenti?

Niente di complicato, per carità. Io per esempio non posso rinunciare alla formattazione tramite gli stili: quando ho capito come fossero utili mi sono mangiata le mani per non averne approfondito l’utilizzo prima di stendere la tesi, eh.

Mucche da mungere e gatti selvatici

19 novembre 2006, domenica -- permalink

Sottotitolo: “Ovvero il marketing per i professionisti dell’informatica, strategie per comunicare meglio con il mercato ed avere più clienti”.

E’ un volumetto agile agile scritto da Claudio Erba, che ho “conosciuto” su it.lavoro.professioni.webmaster, di cui è un muro portante e su cui spesso si discute delle beghe finanziarie, burocratiche, legali legate alla libera professione nel Web e nell’informatica più in generale.

Tra le pagine di Mucche da mungere e gatti selvatici ho trovato spunti interessanti per chi, come me, è un po’ a digiuno di marketing, indicazioni utili per la gestione economica della propria libera attività a prescindere dall’ambito in cui si opera, e quando l’attività si colloca nell’ambito dell’informatica.

A questo proposito ho trovato particolarmente “vera” la seguente affermazione: “Lo specialista deve inoltre crearsi un network di altri specialisti con cui collaborare e creare delle procedure di lavoro che snelliscano le interazioni e ottimizzino i vantaggi reciproci.”

E’ comprensibile a chiunque e da chiunque condivisibile, credo, la constatazione che non si possa fare bene allo stesso modo qualsiasi tipo di attività, eppure se lavori sul Web si dà per scontato che tu sia grafico, programmatore, content manager, copywriter, designer, seo, “tecnico del computer”, ufficio stampa, architetto dell’informazione, commerciale…e questo è più vero quanto più sei “piccolo”: nelle grandi realtà aziendali è altrettanto normale avere a disposizione uno specialista per ciascuna delle attività nominate poco sopra.

Papa e TG

19 novembre 2006, domenica -- permalink

Evidentemente è possibile che il Papa abbia ogni giorno qualcosa da dire su un argomento xy.

Ma è normale che ogni giorno il pensierino xy debba avere la cassa di risonanza dei telegiornali nazionali? Se il Papa dice che “bisogna avere più rispetto della natura – no alla violenza – sì alla pace e alla cooperazione – bisogna abbattere la fame e la miseria nel mondo”, dico, che notizia è?

Disorientamento generazionale

16 novembre 2006, giovedì -- permalink

Ho un papà (classe 1930) che ha lavorato in un mondo che non c’è più: ha iniziato giovanissimo nella stessa ditta che lo ha visto andare in pensione. Credo non sappia nemmeno che cosa sia un curriculum vitae. Al lavoro ci andava tutti i giorni dalle – alle.

Lo vedo disorientato quando tenta di spiegare che lavoro faccio io ora, un lavoro che non produce nemmeno qualcosa di tangibile e immediatamente comprensibile.

E si vede che pensa che ci sia qualcosa che non va quando mi vede lavorare un giorno a Milano, una settimana a casa, una settimana a Milano.

Credo inoltre che fatichi anche a comprendere che non ho orari, per cui la volta che arrivo a casa alle 20 sono “in ritardo”, se arrivo alle 14 sono “in anticipo”, se ho il computer acceso all’una di notte ci dev’essere un problema…

GTD

14 novembre 2006, martedì -- permalink

Mi sto allenando a domare la mandria selvaggia delle “cose che vanno fatte”.

Il primo passo che sembra raggiunto è: se una cosa che devo fare può essere fatta in meno di due minuti (tipicamente scrivere una mail il cui contenuto mi pesa far arrivare a destinazione dell’interessato) la faccio senza procrastinare.

Poiché fino a ieri la cosa in questione finiva di “todo” in “todo”, diventando sempre più pesante mi sembra un buon risultato, per quanto piccolo.

L’intenzione è di applicarmi nel “Getting Things Done” (GTD), con un personal trainer tutto italiano (anche se ciò che si va a leggere ha il sapore tutto americano della “via per il successo”).

Report – Ehilaà?

13 novembre 2006, lunedì -- permalink

Stasera a “Che tempo che faLuciana Littizzetto ha detto una cosa sacrosanta – e penso che in fondo tutti ce ne fossimo accorti, ma ce ne siamo accorti talmente in fondo che, in fondo, non ce ne siamo accorti: ogni domenica sera la Gabanelli con Report ti presenta, con le prove e i numeri, un’italietta piccola sprecona distratta meschina e disonestae il giorno dopo nessuno ne parla, in televisione intendo, di quello che si è detto.

Però per due giorni interi i telegiornali si premurano di annunciare e rilanciare una frase detta da Prodi sull’Italia che sta impazzendo, corredata da tutti i commenti, i fraintendimenti e le giustificazioni che ne sono seguite…

Talvolta mi sembra che i telegiornali si occupino solo di imbottirci le orecchie di cose di nessuna importanza e di scarsa aderenza alla realtà (vedi l’emergenza della…cos’era? ah, la pandemia dell’aviaria, che ha avuto il pregevole effetto di far vendere quantità spropositate di inutile vaccino antinfluenzale e il non meno rilevante effetto di mandare in crisi l’industria del pollo) per distogliere la nostra attenzione dai problemi veri.

E’ solo una mia impressione?

Da San Maurizio, Brunate (CO) alla Capanna Mara

12 novembre 2006, domenica -- permalink

Triangolo larianoCredo proprio (ma spero il contrario) che con questa si chiuderanno le camminate del 2006.
Ci siamo saziati gli occhi con i colori dell’autunno!

Circa a metà del cammino (all’andata abbiamo seguito il sentiero in rosso sulla cartina, che avanza a mezza montagna), all’altezza del Sentiero dei faggi, siamo entrati in un bosco incantato in cui si passa tra gli alberi distanti e svettanti su un tappeto assolutamente uniforme di piccole foglie color senape; fuori dal bosco si vedono le pendici delle montagne tutt’attorno coperte da foglie rosse, marroni, verde scuro, tra le quali sbucano, in vetta, distese di prati gialli.

Al ritorno abbiamo invece seguito il sentiero in cresta (in giallo sulla cartina), che ti porta sul Bolettone in mezzo al cielo, e in mezzo all’erba alta e gialla a vedere sulla destra buona parte del ramo comasco del Lario e a sinistra il Lago di Pusiano, il Lago di Alserio, il Lago del Segrino…chissà, se il cielo fosse stato più terso forse avremmo visto anche Milano.

Due considerazioni:

  1. ho bisogno di una macchina fotografica digitale, ché le montagne in autunno sono così belle che le parole da sole non bastano a evocarle;
  2. avrò riconosciuto sì e no tre piante (”questo è un faggio, questo è un nocciolo…”). Non va bene…conosco (conosciamo?) più il mondo artificiale delle macchine, dei linguaggi, dei prodotti che il mondo che, essendoci, lo ha reso possibile. Basta entrare in un bosco per ritrovarsi laureati e analfabeti.