Rocco e i suoi fratelli
9 settembre 2006, sabato -- permalinkDi Luchino Visconti, 1960. Sono tre ore di film, ma non c’è modo di distrarsi.
Il film è suddiviso in cinque capitoli, ciascuno dei quali pone al centro della vicenda principale uno dei fratelli della famiglia Parondi, trasferitasi a Milano dalla Lucania per cercare lavoro. La trama la potete leggere nella scheda che ho linkato all’inizio dell’articolo; qui mi interessa fare qualche commento al film.
La madre e tre dei cinque fratelli (Vincenzo, Ciro e Luca) sono figure estrememente tipizzate: Vincenzo è quello che pensa più al suo che alla sua famiglia d’origine, lo si vede fin dall’inizio, quando il resto della famiglia raggiunge a casa sua lui già trasferitosi a Milano da tempo e nonostante la famiglia non abbia un posto in cui stare mostra di non volerli ospitare; lo si vede quando Rocco raccoglie soldi per il fratello Simone e lui si tira fuori dalla colletta perché deve pensare al figlio appena arrivato.
Ciro è il fratello socialmente più affermato e il più responsabile: è l’unico che porti a casa uno stipendio fisso, e quando il resto della famiglia (Vincenzo escluso, che rimane fuori dalla discussione) vuole coprire Simone ormai omicida è l’unico che esce da questa concezione tribale della famiglia e si getta sul motorino per andare a denunciare il fratello alla polizia.
Luca, il piccolo, è la speranza di ritornare alla terra d’origine in condizioni migliori.
E al centro di tutto ci sono Simone e Rocco, i due personaggi drammatici, “in costruzione”, e la figura dell’uno delinea i propri contorni in rapporto e in contrapposizione alla figura dell’altro.
Simone arriva a Milano come il bonaccione e il pigrone della famiglia e il suo personaggio ha un’evoluzione in forma di tracollo: trova lavoro come boxeur, si innamora di una prostituta del suo quartiere (non ricambiato nel sentimento), Nadia, viene lasciato, cade in depressione anche sul lavoro.
Il punto centrale del film vede protagonista Simone, questa sua ex e Rocco, che dopo il servizio militare e dopo due anni dalla rottura del rapporto tra Simone e Nadia si è fidanzato con lei (e i due si amano). Dimaone viene a sapere della relazione tra suo fratello e Nadia da degli amici, con i quali organizza una spedizione punitiva a danno dei due che si trovano in camporella vicino al ponte della Gisolfa. Sotto gli occhi di Rocco simone violenta Nadia. E’ questo l’evento che dà il via alla seconda parte del film (la cui scansione temporale è simmetrica
alla prima): Rocco lascia Nadia, pur amandola, e la spinge a tornare dal fratello affinché lo risani con la propria presenza.
Ma le cose non vanno come Rocco intendeva farle andare. Nadia odia Simone e, pur andando a vivere con lui, lo conduce alla rovina.
La madre di Simone dà a Nadia occasione per andarsene di casa. Simone crolla e quando viene a sapere dove lei si sia trasferita la raggiunge per farla tornare con lui. Nadia batte in zona Idroscalo. Simone la trova, Nadia gli sputa in faccia il suo disprezzo; Simone accecato dalla gelosia e dalla volontà di possederla estrae un coltello a serramanico e accoltella lei che si appoggia ad un palo, col le braccia allargate a mo’ di crocifissione.
Il film potrebbe anche finire qui.
Rocco in rapporto a Simone si dipinge ai nostri occhi come un santo, come la personificazione dell’amore totale nonostante tutto, Simone come colui che perde completamente sé stesso.
La violenza a metà del film e l’omicidio finale sono due dei momenti più forti, crudi ed incredibilmente violenti del film.
Fanno compagnia ad un altro momento molto duro, che rivela quanto Rocco si sia degradato nel tempo a livello sociale ed economico e che mi ha lasciato stupita per la sua presenza in un film italiano di quegliani (evidentemente non ne so abbastanza…): Simone viene prelevato dal suo “manager” da un bar, e portato a casa propria, dove si capisce che Simone ha rapporti omosessuali con lui, per denaro.
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