Contratti e figli…sono compatibili?

5 settembre 2006, martedì -- permalink

In un intenso pomeriggio di inizio settembre mi ritrovo a parlare di lavoro con una persona assunta, a tempo indeterminato, dalla struttura nella quale la conversazione si svolge (penso possiate immaginare di che struttura sto parlando…).

IO: (attacco con una banalità) “Certo che il mercato del lavoro è cambiato radicalmente da quando i nostri genitori erano giovani. Mia mamma lavorava in una filanda, mio papà in una ditta che fabbricava trenini, eppure sono riusciti ad acquistare un terreno, edificare una casa di due piani dal nulla e saldare il mutuo nel giro di qualche anno…se penso che conosco gente che oggi ha acceso un mutuo trentennale… Ese penso che allo stato attuale il mutuo è uno dei miei sogni più vivi…pazzesco, guarda te cosa si trova uno a sognare.”

L’ALTRO: “Ma essere assunti non è una cosa impossibile…”

IO: “Ah, bhe, certo, con un’assunzione mi ci butterei, nel mutuo. Anche se i soldi guadagnati fossero pochi almeno ci sarebbe la certezza che quel tot entra in casa tutti i mesi…”

L’ALTRO: “E poi non è detto che non si possa convertire il contratto in un part-time, così potresti tenere la tua attività lavorativa autonoma e svolgere anche questo secondo lavoro!”

IO: “Non oso aspirare a tanto! Sarebbe il Nirvana, il paese di Bengodi! In una situazione simile uno può davvero pensare di mettere al mondo un figlio!”

L’ALTRO: (irrigidito) “…eh no, un figlio no, eh, tenta di capire…”

Io lo capisco anche, è un discorso moolto chiaro…è la società che piange sulla natalità zero e poi, per lo più, preferisce evitare di dover sostenere la maternità.

Scrivi un commento