Da un anno e mezzo abito in Svizzera

agosto 2011, 14, domenica -- permalink

e, per quanto sia affezionata all’Italia, penso che se dovessi andarmene da qui (*) mi mancherebbero tante cose che in questo anno e mezzo hanno migliorato la qualità della mia vita.

I trasporti pubblici innanzitutto: gli autobus e i treni sono belli, spaziosi, puliti, caldi d’inverno e freschi d’estate, ma soprattutto puntuali. Si può pensare di fare un viaggio verso il nord della Svizzera prevendendo due coincidenze ciascuna con pochi minuti a disposizione per cambiare treno e viaggiare tranquilli.
Ovviamente il tutto costa di più che in Italia, ma, da pendolare, avere un treno che ogni giorno parte e arriva puntuale e mi riporta a casa nei 30 minuti previsti…non ha prezzo!

Gli uffici del Cantone sono luoghi che ti danno fiducia nell’umanità…dall’ufficio delle entrate all’ufficio immigrazione: dietro lo sportello c’è gente preparata e cortese, non ho mai aspettato più di 10 minuti per avere qualcuno che mi desse retta e che fosse in grado di risolvermi un problema dall’inizio alla fine (nessun fantozziano rimando da un piano all’altro).
La Posta è un’altra meraviglia svizzera: in un anno e mezzo ho aspettato al massimo 6 minuti, nell’ufficio centrale, che è quello un po’ più affollato, avendo più o meno una ventina di sportelli.

In generale mi sembra di poter dire che qualsiasi mestiere uno faccia (il netturbino, il vigile che dirige il traffico, la cassiera, il conducente…) lo fa (per lo più) con professionalità.

Sempre parlando di “cosa pubblica”: qui si fa manutenzione. Le aiuole sono bellissime (il parco Ciani è davvero una meraviglia), si fanno lavori per migliorare la viabilità, in autostrada ogni tanto alla sera ti trovi a viaggiare a corsie alternate perché c’è gente che sta sistemando asfalto, ripari fonici, segnaletica orizzontale, i netturbini passano anche nei vialetti a strappare erbacce e raccogliere rifiuti…

C’è tanto verde in città: non ci sono solo gli alberi delle montagne circostanti, ci sono parchi pubblici a ogni angolo, e tanti piccoli giardini pubblici con giochi per bambini, e c’è il lido, che è un posto dove potrei passare le ferie.
Se penso a Como, che è la città dove sono nata e cresciuta, il primo giardino pubblico con giochi per bambini che mi viene in mente è quello che sta dalle parti di via Leoni (se c’è ancora), dove al massimo porterei un cane che mi sta antipatico. Ah no! ieri ne ho visto un altro: quello sull’erba sintetica della nuova passeggiata a lago, giusto, stavo per dimenticarmelo…

(*) “qui” è Lugano, in Ticino, che dagli svizzeri stessi è considerata una Svizzera un po’ lowcost…
ovviamente anche Lugano ha delle cose che non “mi” vanno, prima su tutti la proliferazione di cantieri edilizi, i negozi che d’inverno chiudono alle 17 e d’estate alle 18.30, i costi vivi di cibo, sanità, affitto…ma diciamo che sono di meno rispetto a quelle che “mi” vanno (e parlo io che, da comasca, ho sempre snobbato Lugano: “il lago ce l’abbiamo anche noi, le montagne anche, cosa ci vado a fare lì?”)

C’è un gesto dei fumatori che proprio non capisco

agosto 2011, 14, domenica -- permalink

ed è quello di buttare la sigaretta per terra, sul marciapiede, o tra i binari del treno, o fuori dal finestrino…
Giuro, non capisco…sono convinta che la maggior parte dei fumatori non butterebbe per terra la lattina vuota dopo aver bevuto, o il fazzoletto di carta dopo averlo usato, come non butterebbe il mozzicone sul pavimento di casa propria…

Pubblicazioni 2.0

maggio 2010, 18, martedì -- permalink

Giovedì 17 giugno 2010 mi sposo!

Evviva!

settembre 2009, 19, sabato -- permalink

Dopo anni di incertezze, oggi finalmente ho aggiornato il mio wordpress all’ultima versione, e…non si è rotto niente!

Sulla strumentalizzazione del caso Eluana…

febbraio 2009, 9, lunedì -- permalink

…lascio la parola ad Eugenio Scalfari su Libertà e giustizia.

La passione di Raffaella per Stefano Benni

febbraio 2009, 7, sabato -- permalink

Stasera niente film, basta Internet: spengo tutto, mi metto comoda sul divano e attacco a leggere Spiriti, di Benni, dopo aver divorato Saltatempo.

Mi piace l’uso generoso che Benni fa della lingua italiana, il modo in cui gioca leggero con le parole, attraversando più registri nella stessa pagina, mischiando termini ricercati a parolacce, a parole inventate di sana pianta, e sempre così evocative.

Mi piacciono le allusioni pungenti alla politica contempoanea – in Saltatempo la televisione è “il balcone da cui parlano i beniti dei nostri tempi.

Mi piacciono le sue creature e i loro mondi in cui sogno e realtà vanno a braccetto.

E stasera scopro per caso che la comunità dei lettori appassionati ha creato per Benni addirittura un’enciclopedia online, la Bennilogia!

Revolutionary Road

febbraio 2009, 5, giovedì -- permalink

Locandina di Revolutionary RoadSarà che ho un debole per i film che mettono in scena le dinamiche della vita di coppia (come Eyes Wide Shut, Scene da un matrimonio, ma anche The Family Man) e per le storie che procedono a ritmo di caduta libera verso il disastro (come Magnolia), sarà che Kate Winslet e Leonardo Di Caprio sono mostruosamente bravi, sarà che è bravo anche Sam Mendes…ma Revolutionary Road mi è piaciuto veramente tanto, due ore volate come il vento.

Non si vede molto della vita di Frank e April prima del matrimonio; si capisce solo che un tempo sono stati molto felici e convinti di essere speciali. Col tempo il ribollire allegro delle loro vite si è spento in quella routine borghese da loro tanto disprezzata, e si ritrovano lui prigioniero di un lavoro d’ufficio che non ama, e lei prigioniera di una vita da casalinga che la appiattisce. Una vita piena di troppe parole e di troppe “cose”, che non lasciano spazio al silenzio per cercarsi, e non lasciano il tempo per trovarsi.

Non che non si amino più, ma la vita (quel “vuoto angosciante” da cui per un attimo sembrano riuscire a scappare) nella quale si sono incastrati – per inerzia, per buon senso, per realismo – stritola le loro energie vitali.

Chi non si ritrova nel canone di felicità da tutti condiviso è “pazzo” (John, che guarda caso vede in modo sorprendentemente nitido la verità della storia di Frank e April) e il suo posto è la clinica psichiatrica.
Il posto di April non è la clinica, ma non è neanche il contesto che ha attorno. Una volta persa la speranza di ritrovare la verità e la libertà con Frank, la strada che decide di percorrere per provare a liberarsi da sola la porterà alla morte.

Trasferimento momentaneo

gennaio 2009, 4, domenica -- permalink

Solo per dire che non sono sparita, mi sono solo trasferita momentaneamente su Facebook, che mi succhia tutte le energie scriventi…

Storie di ordinario delirio burocratico

dicembre 2008, 1, lunedì -- permalink

Sabato pomeriggio l’ho passato a distribuire i pieghevoli del convegno di Immagini della mente nei luoghi della cultura a Milano, per fare un po’ di promozione alla giornata.

Approdo in Cattolica, individuo la portineria (un omino ad un tavolo in un ristretto spazio triangolare immediatamente alla destra dell’ingresso) e saluto il portinaio.

Il portinaio parla da dietro una vetrata e tu parli alla vetrata, perché non ci sono spiragli e non si può accedere al triangolo.

Segue breve conversazione demenziale.

io – “Buongiorno, avrei dei volant…”

omino -  “No”

io – “…tini e delle locandi…”

omino – “No”

io – “…ne di un convegn…”

omino – “Le ho detto di no”

io – “Ma mi lasci finire, scusi! Le locandine di un convegno di neuroscienze e filosofia che si terrà in Statale a dicembre”

omino – “Non può distribuire niente”

io – “Come ‘niente’? Non posso lasciarle nemmeno i pieghevoli?”

omino – “Deve ripassare lunedì mattina e chiedere il permesso scritto all’ufficio protocollo e logistica”

Segue mio sorriso. Non volevo insultare, così ho sorriso e ho salutato. Pensando che il permesso non lo otterrò mai, perché dal lunedì al venerdì lavoro e non posso recarmi di persona a chiedere il permesso scritto all’ufficio protocollo e logistica.

L’ufficio logistica…per i volantini di un convegno…in Università, “Il” luogo della diffusione del sapere (o no?).

omino – “Guardi che le ho detto che non può distribuire niente”

io – “Me ne sto andando, non si preoccupi”

Segue nervoso profondo.

Como dopo la pioggia

novembre 2008, 15, sabato -- permalink

como, brunate vista dalla passeggiata di villa olmoComo dopo la pioggia (tanta pioggia, come quella di queste settimane) è più bella. Il lago trabocca di vita, i rivoli che si immettono nel lago corrono veloci e copiosi come fiumi.

E il sole dopo la pioggia la fa ancora più bella.